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sabato 15 marzo 2014

Alcune considerazioni sulle elezioni europee


Il dibattito che si sta sviluppando sulle elezioni europee sembra viziato da un equivoco di fondo.
In chiave europea queste elezioni saranno determinanti per i futuri equilibri del continente perché, per la prima volta, i cittadini europei potranno non solo scegliere  i loro rappresentanti ma anche individuare direttamente il candidato alla carica di Presidente della Commissione europea. La crisi economica degli ultimi anni è stata affrontata con una visione prevalentemente incentrata sul lato del contenimento del debito senza una vera assunzione di responsabilità europea, come il caso della Grecia ha dimostrato. Le conseguenze di tale impostazione economica sta facendo crescere un sentimento antieuropeista che, partendo da una contestazione anche giusta alle politiche di rigore degli ultimi anni, persegue obiettivi sbagliati come l’uscita dalla moneta unica e al tempo stesso alimenta sentimenti xenofobi.
In chiave nazionale questo appuntamento elettorale si pone il duplice obiettivo di legittimare il governo Renzi, che in questo periodo ha assunto la guida del Paese, e di ottenere un numero di eurodeputati tali da far risultare il PD il primo partito dentro la famiglia dei Socialisti e Democratici europei con la possibilità di incalzare efficacemente il futuro presidente della Commissione europea, soprattutto se questo sarà Martin Shulz.
In questa situazione politica anche la Valle d’Aosta può giocare un ruolo importante se si pone l’obiettivo di contribuire concretamente all’elezione di un eurodeputato valdostano che si collochi in un contesto europeista in linea con la tradizione della nostra storia autonomista. 
La segreteria nazionale del PD ha manifestato il suo assenso a concedere l’apparentamento con una lista della minoranza linguisitica purché il sostegno a questa lista sia il più ampio possibile, non solo perché i voti così raccolti confluiscono nella lista nazionale del PD ma anche perché tale meccanismo potrebbe far scattare un eurodeputato in più nella circoscrizione nord-ovest mediante il meccanismo dei resti più alti.
Non si può quindi che ribadire la validità e la centralità dell’attuale coalizione autonomista, democratica e progressista comprendente oltre al PD della Valle d’Aosta anche l’ALPE e l’UVP: se le finalità sono quelle di cui sopra, tale coalizione diventa il motore e la base sulla quale costruire un percorso condiviso per le elezioni europee, che deve necessariamente potersi aprire anche al contributo di altri partiti e movimenti politici se l'intenzione è quella di eleggere un eurodeputato valdostano. E' evidente che tale eurodeputato dovrebbe iscriversi al gruppo dei Socialisti e Democratici, facendo una chiara e netta scelta di campo.
Diversamente, diciamolo chiaramente, non si guarda all'interesse della Valle d'Aosta ma ai propri interessi personali e le elezioni diventano l'ennesima occasione per contarsi senza ottenere alcun risultato concreto. Se bisogna contarsi, essendo evidente che la sola coalizione autonomista progressista non ha i numeri sufficienti per eleggere l'eurodeputato, allora tanto vale che il PD corra da solo con il suo simbolo: rinunciare a quest'ultimo infatti ha senso solo se l'obiettivo è alto e finalizzato al bene della Valle d'Aosta. 
Portare un valdostano a Bruxelles non credo proprio che possa considerato una larga intesa! Le #largheintese si fanno per governare non certo per eleggere un deputato.
Perché così tanta paura di trovare alcuni punti qualificanti all'interno della coalizione Alpe, Uvp e Pd, individuare un candidato di alto profilo e che è al di fuori dalle piccole beghe locali e andare a verificare se può ottenere l'appoggio di uno schieramento più ampio di quello che oggi è all'opposizione in Regione?
E' ormai un anno che la politica valdostana è chiusa su se stessa mentre la crisi aumenta e le difficoltà crescono.Occerrerebbe forse avere un po' più di umiltà per capire che serve uno sforzo congiunto per uscire da questa crisi che sta già cambiando in profondità anche la nostra realtà. 
Intanto, il M5S, che condivide con noi l'opposizione al governo regionale, ha deciso di andare comunque per conto suo portando in Europa la richiesta di uscire dalla moneta unica (e davvero non capisco che vantaggio potrebbe portare alla Valle d'Aosta), mentre alcuni amici che erano nella lista PD-Sinistra Vda alle ultime elezioni regionali hanno già avviato la raccolta delle firme per presentare la lista Tsipras. Quale sarà il risultato? Secondo il mio modesto parere, tale scelta non potrà che produrre una dispersione di voti e dare una mano alla Merkel. Infatti i voti sottratti al PD dalla lista Tsipras non faranno altro che confermare ancora una volta primo partito europeo il PPE della signora Merkel sprecando l'ennesima occasione per cambiare questa politica rigorista.
Certo, capisco che è più semplice fare politica con slogans e portarsi "la claque" che ti applaude ad ogni intervento piuttosto che misurarsi sul piano del ragionamento politico, ma io sono convinto che in questo momento storico debba prevalere il ragionamento rispetto all'insulto gratuito e all'affermazioni di posizioni ideologizzate. 
Tutto il mio sforzo, per quanto possibile, è stato e resta orientato a lavorare per il bene della Valle d'Aosta.

martedì 15 maggio 2012

Per una riforma degli enti locali valdostani...

.. occorre partire da una fondamentale distinzione di diritto amministrativo:
FUNZIONE PUBBLICA: intesa come l'esercizio autoritativo di una potestà giuridica da parte dello Stato o di un altro ente pubblico. Cioè si presenta una "funzione pubblica" tutte le volte che la PA agisce mediante un potere di supremazia nei confronti del cittadino (Esempi: funzioni di polizia locale; funzioni di governo del territorio; funzioni di protezione civile; funzioni di anagrafe e stato civile; funzioni di ragioneria e contabilità; funzioni di imposizione tributaria; ecc........).
Questi compiti, irrinunciabili da parte dei comuni e dove si esplica il potere autoritativo della pubblica amministrazione, devono essere svolti da ogni ente locale indipendentemente dalla sua dimensione.
SERVIZIO PUBBLICO: inteso come una attività svolta dalla PA per il soddisfacimento degli interessi generali, sia in campo economico che in campo sociale senza la manifestazione di un potere autoritativo della PA sul cittadino. Possiamo poi ulteriormente distinguere il servizio pubblico di interesse economico ovvero privo di interesse economico (Esempi: servizio di trasporto locale; servizio sociale per anziani; servizi sociale per minori; servizio idrico integrato; servizio raccolta e smaltimento rifiuti; servizio trasporto scolastico; servizio mensa; ecc........).
In questi casi la PA si pone sullo stesso piano del cittadino, da cui ottiene un corrispettivo. 
Da sottolineare che i servizi possono anche essere esternalizzati.
L'idea di fondo dovrebbe prevedere una nuova governance delle Comunità Montane, fermo restando che, secondo me, è necessario prevedere un livello di governo intermedio tra la Regione e i Comuni.
L'attuale livello intermedio rappresentato dalle Comunità Montane non è funzionale per una serie di motivi:
dimensioni demografiche diverse tra le varie Comunità Montane: si va da poco più di 2 mila abitanti della Comunità Montana Walser agli oltre 22 mila abitanti della Comunità Montana Mont Emilius pur svolgendo tutte (quasi) i medesimi servizi e le medesime funzioni;
diversità territoriali poco compatibili all'interno delle stesse: nella Comunità Montana Grand Paradis si cerca di uniformare i servizi (vedi il servizio idrico integrato o la raccolta e lo smaltimento rifiuti) tra comuni con morfologia e problematiche troppo diversi; (vedi Sarre e Saint Pierre da una parte e i piccoli comuni delle vallate dall'altra);
si sono individuati degli ambiti ottimali sulla carta, senza nessun ragionamento logico (per esempio in base alla popolazione, ovvero alla morfologia del territorio, ecc..) e senza distinzioni differenziate a seconda dei vari servizi o delle varie funzioni.
Sorge quindi la necessità di rivedere il livello intermedio e le sue attribuzioni. Partendo dalla distinzione tra funzioni e servizi di cui sopra, credo si debba individuare un livello omogeneo e strutturato per l'esercizio in forma associata delle FUNZIONI. E tale livello omogeneo secondo me va individuato nella vallata, stante la conformazione della nostra regione.
Le nuove comunità montante, che io chiamerei Comunità di Valle (come in Trentino), dovrebbero gestire in forma associata le funzioni comunali da individuarsi tra quelle elencate all'inizio. 
Ed infatti, al fine di evitare l'isolamento dei comuni di alta montagna è necessario che ci sia una spinta ad individuare come ambito ottimale per le funzioni l'intera vallata. Ciò perché la conformazione della nostra regione contempla, normalmente, che vi siano più comuni di modeste dimensioni lungo le vallate laterali ed uno o più comuni di dimensioni maggiori all'imbocco delle stesse.
Se si lascia la libertà di associarsi ai comuni di fondovalle il rischio è che i piccoli comuni di vallata rimangano isolati, non potendo che associarsi tra loro.
Dunque: necessità di distinguere le FUNZIONI dai SERVIZI, necessità di individuare ambiti ottimali per le funzioni (che tutti i comuni devono erogare) su base di vallata, ed individuare un ente stabile e strutturato per la gestione delle funzioni in ambito di vallata (Comunità di Valle). 
Per tutti i SERVIZI, invece, analisi di ogni servizio e del suo ambito ottimale (per es. l'ambito del servizio idrico integrato può essere diverso dal servizio anziani e diverso ancora dal servizio della raccolta dei rifiuti) e utilizzo dello strumento della CONVENZIONE più semplice e più flessibile potendo così aggregarsi ad un nuovo servizio o recedervi a seconda delle necessità.