domenica 2 settembre 2012

Diventare grandi, guardare al futuro.


Diventare grandi è l'unico modo per guardare al futuro. Mi riferisco alle dimensioni della gran parte dei nostri comuni che non consentono, allo stato attuale, di gestire al meglio le risorse disponibili ed offrire servizi sempre più complessi e all'altezza delle aspettative della popolazione.

Ho già illustrato in un precedente post la mia idea in merito all'associazione di funzioni che si potrebbe adottare e adattare al nostro territorio. Poiché la discussione si è avviata è forse il caso di dare uno sguardo anche intorno a noi, per capire cosa succede e come si muovono gli altri.
E girando su internet si incappa in iniziative come questa.  L'Unione di comuni Valle di Samoggia, nel bolognese, è composta da 5 comuni: Bazzano 6.800 abitanti su 14 Kmq, Crespellano 9.500 abitanti su 37 Kmq., Monteveglio 5.100 abitanti su 32 Kmq., Savigno 2.750 abitanti su 54 kmq. e Castello di Serravalle 4.900 abitanti su 39 Kmq., per un totale di quasi 30 mila abitanti sparsi su di un territorio complessivo di circa 180 Kmq.
Negli ultimi mesi del 2010 e nel corso del 2011 i comuni aderenti all'unione hanno deciso di studiare la possibilità di fondersi per dar vita ad un unico comune. Risultato: nel mese di luglio di quest'anno la Giunta regionale dell'Emilia Romagna ha dato l'ok alla fusione dei 5 comuni. Nasce così un nuovo grande comune da 30 mila abitanti, 19 milioni di euro di contributi straordinari e deroghe al patto di stabilità.
Questo accade quando alcuni enti locali decidono di aggregarsi.

Io credo che la discussione su questo tema sia matura anche qui in Valle d'Aosta: se ne parla sottovoce e se ne discute tra la gente ma non si ha il coraggio di dirlo apertamente perché la maggioranza regionale considera intoccabili i 74 comuni valdostani e si limita ad ipotizzare forme di associazione delle funzioni comunali.

Prendiamo la mia vallata: Villeneuve, Introd, Valsavarenche, Rhemes-Saint-Georges e Rhemes-Notre-Dame, 5 comuni per un totale di 2.600 abitanti, sparsi su 290 kmq. di superficie. Perché non immaginare un comune unico e non ragionare come se fosse un unico territorio? Perché non provare a riflettere su come sarà la nostra Valle tra 15-20 anni anziché continuare a coltivare il proprio orticello senza allargare i propri orizzonti?

Se le intenzioni del Governo Regionale ricalcheranno le indicazioni provenienti da Roma, i comuni sotto i mille abitanti dovranno aggregare tutti i servizi e le funzioni attualmente svolte (e che già non lo sono) ad eccezione, probabilmente, dell'anagrafe e dello stato civile.
E' troppo ardito - per alcuni forse scandaloso... -  provare ad anticipare tali riforme? La proposta di aggregazione può sembrare eccessiva, eppure, come dimostrato poc'anzi, in Italia ci si spinge anche oltre, con percorsi partecipati e condivisi.

Già mi figuro le obiezioni:
1) La fusione dei comuni comporta una perdita d'identità. Ma perché dobbiamo definirci "rhemens" o "entrolens" e non semplicemente "valdostani"? E' solo l'identità storica che ci lega ad un comune o non è forse la vita di relazione e di comunità che si crea giorno per giorno? Oggi è il comune di fondovalle il centro dove si concentrano i maggiori servizi e dove i ragazzi frequentano le scuole secondarie di primo grado. Nulla vieta, peraltro, che nelle forme di fusione si possano immagine processi di decentramento e di partecipazione dei vecchi municipi, come ipotizzato in alcuni studi di fattibilità.

2) La fusione del comune comporta la perdita di risorse economiche: veramente si pensa di poter continuare all'infinito con questi riparti? Le ultime manovre ci hanno indicato la strada che dovremo percorrere. Io credo pertanto che sia più utile impiegare le risorse che ancora abbiamo a disposizione per proporre delle modifiche o pensare in grande, piuttosto che chiuderci a riccio nella difesa di un sistema che ormai è superato.

3) La fusione dei comuni elimina i presidi in montagna: ne siamo sicuri? Probabilmente una volta gli abitanti delle nostre vallate erano veramente il presidio dei nostri territori, ma oggi chi cura i nostri torrenti, le nostre vallate? La Regione con i suoi finanziamenti e le opere di tutela e di salvaguardia del nostro territorio. Il comune, soprattutto se piccolo, ben poco potrebbe fare da solo.

Le obiezioni possono essere molteplici, ma altrettanto numerosi possono essere i vantaggi. Certo si tratta di un processo lungo e difficile, ma non per questo bisogna rinunciarvi. Se vogliamo ripensare alla nostra autonomia dobbiamo rivedere anche il nostro sistema degli enti locali. Oggi la specializzazione imposta da una burocrazia sempre più difficile ed il taglio delle risorse che si produrrà sul bilancio regionale da qui al 2017 per effetto delle recenti manovre finanziarie e dell'accordo sul federalismo fiscale ci impone di cambiare strategia. 


Forse, in attesa che qualcosa si muova ai piani alti, si potrebbe iniziare dal basso: perché non provare a discutere serenamente di unire il comune di Rhemes-Notre-Dame con il comune di Rhemes-Saint-Georges?
Sono due piccoli comuni, che condividono la medesima vallata, la medesima via di comunicazione, i medesimi problemi geomorfologici, sono confinanti con due vallate, Valsavarenche da una parte e Valgrisenche dall'altra, che sono incluse entrambe in un unico comune. Esistono, per esempio, due scuole microscopiche - una a Rhemes-Notre-Dame e l'altra a Rhemes-Saint-Georges - che rischiano ogni anno la chiusura... Ora chiediamoci: a chi giova avere scuole di montagna frequentate da tre bambini alla scuola dell'infanzia e da cinque alla scuola primaria? Sicuramente ai genitori che trovano più comodo portare i propri figli a pochi metri da casa. Ma quali opportunità si offrono così ai bambini? L'interazione con altri e l'incontro con il "diverso", come insegna tutta la pedagogia recente, sono obiettivi primari della scuola che non possono essere bypassati, soprattutto in zone a scarsa densità demografica dove le possibilità di socializzazione sono ridotte.
Nessuno sottovaluta le difficoltà di spostarsi ed i problemi logistici che ci sono in vallate così strette, soprattutto in inverno, ma forse è venuto il momento, per il bene dei nostri figli, di aprire la discussione, senza pregiudizi ideologici e al di là di ogni appartenenza politica.

Diventare grandi e guardare al futuro assumendosi le proprie responsabilità: questa è l'autonomia che vorremmo.


  

lunedì 20 agosto 2012

Le ultime news da Rhemes


Siamo ormai giunti agli sgoccioli di questa stagione estiva e ci prepariamo ad un autunno che si preannuncia molto caldo. Non solo perché dovremo far fronte ai nuovi tagli imposti dalla c.d. "spending review" ma anche perché da noi in Valle d'Aosta si svolgeranno le elezioni comunali a Courmayeur (test sempre molto importante) e, salvo sorprese, il referendum propositivo volto ad impedire tecniche di smaltimento dei rifiuti "a caldo", quindi anche il c.d. "pirogassificatore" ipotizzato dalla regione.

Nel frattempo il Comune di Rhemes-Notre-Dame, dopo aver organizzato (anche grazie al prezioso contributo di associazioni locali e operatori turistici della zona a cui va un ringraziamento importante) un fitto calendario di eventi estivi, all'ultimo minuto è riuscito ad organizzare un nuovo evento per il prossimo 28 agosto, contattando il consigliere regionale della Lombardia e componente della Direzione nazionale del PD, Giuseppe "Pippo" Civati che ci presenterà il suo ultimo libro.

Infine, ma non meno importante, è in distribuzione in questi giorni l'ultimo numero (il terzo, per la precisione) dell'opuscoletto sulla "trasparenza amministrativa" del nostro Comune. Come potrete notare è stata rinnovata la veste grafica e si è deciso, anche per rispettare l'ambiente, di farlo stampare su carta riciclabile.

Buona lettura!

lunedì 9 luglio 2012

I tagli della Spending Review

Il Decreto Legge n. 95 del 6 luglio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 156 del 6 luglio 2012, all'articolo 16, comma 3, così stabilisce (sottolineatura e grassetto miei):
Con le procedure previste dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano assicurano un concorso alla finanza pubblica per l'importo complessivo di 600 milioni di euro per l'anno 2012, 1.200 milioni di euro per l'anno 2013 e 1.500 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al predetto articolo 27, l'importo del concorso complessivo di cui al primo periodo del presente comma è annualmente accantonato, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, sulla base di apposito accordo sancito tra le medesime autonomie speciali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e recepito con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze entro il 30 settembre 2012. In caso di mancato accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, l'accantonamento è effettuato, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze da emanare entro il 15 ottobre 2012, in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal SIOPE. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al citato articolo 27, gli obiettivi del patto di stabilità interno delle predette autonomie speciali sono rideterminati tenendo conto degli importi derivanti dalle predette procedure.
Capire l'entità dei tagli non è così semplice perché con il DL 78/2010, a fronte di un taglio di 500 milioni per le Regioni a statuto speciale la Valle d'Aosta ha dovuto tagliare 24 milioni, mentre con il Decreto "Salva Italia" del dicembre 2011 sono stati previsti tagli complessivi alle autonomie speciali per 860 milioni e la nostra regione ne ha tagliati 50.
Possiamo quindi ipotizzare che, in base ad una semplice proporzione, la Vallée potrebbe subire dalla c.d. "spending review" (ferme eventuali modifiche parlamentari) tagli compresi tra 29 e 35 milioni di euro per il solo 2012.
Ma sarà proprio così?
L'articolo sopra citato prosegue prevedendo che il taglio avvenga previo accordo tra le regioni a statuto speciale in sede di Conferenza permanente entro fine settembre. In caso contrario vi provvede un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze entro il 15 ottobre successivo in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal SIOPE.
Che significa?
Lo spiega molto bene Gianni Trovati su Il Sole 24 Ore di oggi in questo articolo.
Il grafico mostra molto bene come la spesa media, per consumi intermedi (cioè ciò che spendono le pubbliche amministrazioni per il proprio funzionamento) per le regioni a statuto speciale è di 198,9 euro per ogni abitante. Tre regioni ed una provincia autonoma sono sotto la media, due regioni tra cui la nostra sono sopra la media.
In particolare la Valle d'Aosta è abbondantemente sopra la media tanto che per consumi intermedi spende circa 1.302,2 euro per ogni abitante.
Se dunque i tagli verranno ripartiti in proporzione alle spese sostenute per i consumi intermedi la nostra regione potrebbe essere destinata a subire tagli più pesanti.

mercoledì 4 luglio 2012

Un nuovo modello di sviluppo


Se i tagli della spending review per le Regioni a Statuto Speciale sono questi per la Valle d'Aosta si prospettano minori risorse per circa 29 milioni di euro già sul 2012, circa 58 milioni di euro per il 2013 fino a salire a circa 87 milioni nel 2014. E poi i tagli alla sanità, le indicazioni sulla centralizzazione degli acquisti, il blocco delle assunzioni anche per gli enti locali fino ad arrivare agli obblighi di associazione per i comuni più piccoli (sotto i  3.000 abitanti nelle zone di montagna che da noi interessano quasi tutti i comuni).
Aggiungiamoci il taglio dei Giudici di Pace e dei Tribunali minori che comporterà una modifica sostanziale anche per quanto riguarda la giustizia, sia civile che penale, cui fino ad oggi eravamo abituati. Nel distretto della Corte di Appello di Torino, oltre al Tribunale di Aosta, ci sono altri 16 Tribunali sparsi nel piemonte, di cui 2 in particolare più vicini a noi: Ivrea e Biella. Non ho idea di come verranno riordinati ma qualche scompenso lo subiremo anche noi.
Ed ora la politica locale tornerà a lamentarsi dello Stato cattivo che nega l'autonomia alla nostra piccola regione e ci prevarica su diritti riconosciuti persino dallo Statuto speciale che è norma costituzionale, salvo scoprire che tutti i ricorsi alla Corte Costituzionale che la regione ha fatto dal 2010 ad oggi sono stati regolarmente bocciati. Risultato: le norme si applicano anche da noi, non perché i ministri sono brutti e cattivi ma semplicemente perché le norme vengono introdotte come coordinamento della finanza pubblica e, in quanto tali prevalgono anche per le regioni speciali.
Credo che ormai sia ampiamente finito il tempo dei piagnistei e occorra cambiare la mentalità e l'approccio politico a questa crisi.
L’attuale modello di sviluppo della nostra regione, basato esclusivamente sulla spesa pubblica – bisogna pur riconoscerlo – ha avuto un ruolo fondamentale per la crescita della Valle d’Aosta negli ultimi 30 anni. A partire dal riparto fiscale ottenuto alla fine degli anni '70 questo modello ha creato benessere e piena occupazione ma anche delle enormi storture che sono sotto gli occhi di tutti.

Questa crisi economica ci ha fatto capire molto bene come una società non possa crescere sui debiti, non possa vivere al di sopra delle proprie possibilità (se non per un breve periodo di tempo). Ed allora il sistema Valle d’Aosta va riformato, va reso sano, va creata economia e crescita. 
Diventa quindi indispensabile creare un nuovo modello di sviluppo valdostano che non si limiti - come si cerca maldestramente di fare oggi - a rattoppare un pantalone ormai vecchio e consumato, ma che abbia il coraggio di costruirsi un vestito nuovo – su misura – per un’autentica rinascita valdostana.

E' del tutto evidente che occorre studiare un nuovo modello di crescita ed equità per la nostra regione muovendosi lungo due binari: favorire l’ingresso dei privati in alcune società pubbliche al fine di recuperare fondi necessari per investire in un modello distrettuale.
Privatizzare oppure esternalizzare non può più essere considerato un tabù.
Mi riferisco in particolare alla CVA, al Casinò e ad alcune grandi stazioni sciistiche.
Quanto alla prima credo che una sua quotazione in borsa mantenendo una quota significativa in capo alla Regione (30 - 35%) consentirebbe alla società di crescere non solo in Italia ma anche all’estero (già oggi è una delle 10 società di produzione elettrica italiana) e l’ente pubblico manterrebbe un controllo strategico su scelte vitali (mantenimento della sede in valle, tutela dell’occupazione, ecc..).
Quanto alla seconda ritengo inutile spendere milioni di euro per ristrutturare il Casinò e dotarlo di strutture alberghiere di lusso facendo concorrenza all’unico settore privato (quello alberghiero appunto). Più logico sarebbe coinvolgere i capitali privati mediante una finanza di progetto con la quale chi vince la gara ristruttura il complesso (Casinò e alberghi) e lo gestisce per 20-30 per rientrare dell’investimento. Di vitale importanza anche il controllo sulla casa da gioco: perché non siglare un accordo con la Banca d'Italia e la sua filiale valdostana attribuendo ad essa il controllo? In fondo la casa da gioco raccoglie denaro esattamente come una banca... 
Infine, quanto ad alcuni impianti di risalita si dovrebbe continuare nella politica di aggregazione per macro aree e, ferma la proprietà pubblica delle infrastrutture, procedere ad una gestione privata dei comprensori che verrebbero così sgravati dai pesanti costi di manutenzione straordinari degli impianti. 
Tale politica di privatizzazione, studiata e governata (non improvvisata e confusa come quella messa in atto dalla Regione con i forestali) deve essere finalizzata al recupero di denaro da investire in una economia distrettuale. Il problema che dobbiamo porci è quale modello distrettuale – inteso come forma di organizzazione della produzione della piccola e media impresa, in cui il territorio svolge la funzione di infrastruttura di integrazione economica, istituzionale e cognitiva – si possa immaginare per il futuro della Valle d’Aosta? Io credo che ad un ovvio distretto turistico debba essere affiancato un distretto legato alla “green economy”, alle energie rinnovabili, alle soluzioni per l’efficienza energetica e a tutte quelle soluzioni di alta specializzazione in questo settore e/o comunque legati alla montagna.

Per raggiungere questo obiettivo strategico, però, è necessaria un’istruzione di eccellenza legata al territorio.
Negli ultimi vent’anni le due riforme più importanti dell’Università (l’introduzione dell’autonomia universitaria ed il modello 3+2) hanno prodotto una notevole espansione dell’offerta universitaria, alla quale ha contribuito in maniera determinante una domanda crescente di istruzione universitaria proveniente dai diplomati della scuola secondaria, così come la pressione degli enti locali, che consideravano motivo di prestigio avere l’università sotto casa. Ma l’aumento dell’offerta universitaria e il conseguente aumento di iscritti all’università non si è tradotto in un complessivo aumento di laureati, segno evidente che ancora oggi esistono troppi abbandoni e il modello 3+2 ha finito con il creare un livello di laurea, quello triennale, poco spendibile perché non ritenuta particolarmente formativa dalle imprese.
Sostanzialmente ciò che è avvenuto anche in Valle d’Aosta.
Mi domando: ha senso in un contesto di recessione, con tagli ingenti al bilancio pubblico investire oltre 100 milioni di euro per costruire un campus universitario senza sapere come riempirlo di contenuti e per circa 1.200 studenti, tanti quanti un qualsiasi liceo di una grande città?
Che senso ha mettere in piedi un'università che non potrà mai avere dimensioni tali da poter svolgere una vera ricerca?
Nell'ottica della creazione di un modello di sviluppo distrettuale non è forse più utile, per la Valle d’Aosta, investire in scuole di specializzazione che possano favorire l’apprendistato mediante uno stretto legame con le imprese sul territorio?
In chiaro: l'università oppure chiamiamola "scuola di specializzazione" insieme ad un numero di imprese localizzate sul territorio dovrebbe istituire un corso di laurea triennale di specializzazione tecnica. Lo studente lavoratore acquisirà metà dei crediti del corso in azienda e metà dei crediti in università. Sia le imprese che l’università metteranno a disposizione un tutor che seguirà il ragazzo in università e in azienda. Lo studente sarà formalmente impiegato presso l’impresa con un contratto di apprendistato della durata di tre anni, ma l’azienda non avrà alcun obbligo di assumere il giovane con un contratto unico di inserimento alla fine del triennio.
Per rimanere in tema, questo tipo di percorso didattico può facilmente essere intrapreso per le professioni turistiche, ma anche per le professioni legate alla montagna e alla tutela ambientale, oltre che per le professioni sanitarie. 
Ma ciò non basta!
E' necessario creare sinergia con i territori vicini del canavese e del biellese. Un territorio importante che ha bisogno di reinventarsi una politica industriale che non può che avvenire insieme, mediante un unico distretto integrato con la nostra bassa valle.
E' finito il tempo dell'autarchia: non possiamo più permetterci di costruire il nostro piccolo aeroporto, la nostra piccola università, la nostra piccola metropolitana... Forti delle competenze che abbiamo e delle risorse che ancora ci restano dobbiamo riconvertire la nostra economia in una economia di mercato.
Questo obiettivo, però, presuppone una nuova classe politica: fino ad oggi abbiamo visto solo idee vecchie e ormai superate. 


venerdì 22 giugno 2012

Bilancio consuntivo 2011


Giovedì 21 giugno 2012 si è svolto il consiglio comunale di Rhemes-Notre-Dame durante il quale è stato approvato il consuntivo del 2011 che presenta un avanzo di circa 184 mila euro.
Qui di seguito uno stralcio della relazione al rendiconto.
"Nel campo degli investimenti si è proseguito l’iter amministrativo per la realizzare dei lavori di sostituzione delle sciovie con una nuova seggiovia quadriposto, delle nuove piste di discesa, del prolungamento dell’innevamento artificiale e della creazione di nuovi paravalanghe.
Si è concordato con le strutture competenti la variante al Piano regolatore e, parallelamente, si è proceduto ad assoggettare il progetto preliminare complessivo alla Valutazione di Impatto Ambientale.
Attualmente, avendo ottenuto anche la copertura finanziaria dell'intervento è in fase di pubblicazione il bando per la fornitura e la posa della seggiovia e degli interventi complementari.
E’ proseguito il lavoro necessario al completamento della bozza di variante al PRGC per adeguare lo strumento urbanistico al PTP.
Sono proseguiti i lavori di realizzazione del progetto FOSPI “strada Broillat con annesso parcheggio e riqualificazione della fraz. Chaudanne”.
Si sono conclusi i lavori di realizzazione della via ferrata e la stessa, intitolata alla Guida Alpina Casimiro Thérisod, è stata aperta al pubblico durante l’estate del 2011. 
E’ stata realizzata e sarà ultimata nel corso del 2012 la variante stradale in località Chantery.
Sono iniziati e pressoché terminati i lavori relativi alla misura 322 di riqualificazione dell’abitato della frazione Bruil. A seguito di revisione del progetto si è potuto individuare il luogo (fuori dal centro abitato) ove collocare lo chalet per la raccolta dei rifiuti e si è potuto realizzare tutta la pavimentazione entro la stagione invernale, creando il minor disagio possibile alla popolazione.
Sono proseguite le fasi progettuali del progetto “Giroparchi”, “Jardin des Anglais” e “Riqualificazione della frazione Pont” in linea con i cronoprogrammi previsti.
E’ stata affidata mediante gara la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva nonché la Direzione dei Lavori per la sistemazione dell’acquedotto e della fognatura in località Carré e Pessey.
E’ stato dato incarico ad un geometra professionista di concludere una serie di procedure espropriative rimaste in sospeso e non concluse dalla precedente amministrazione ed è stato incaricato un commercialista professionista per la redazione di una relazione sulle possibili modalità di gestione degli impianti di risalita e degli altri servizi pubblici. 
Sono stati eseguiti e terminati i lavori di riqualificazione del forno del Thumel.
A seguito della richiesta di contributo alla Regione si è ottenuto il finanziamento per la variante della pista di fondo in località Pessey ed è in corso di definizione la progettazione dell’intervento.
A seguito dell’ottenimento del contributo regionale è stato dato incarico ad un professionista per eseguire gli audit energetici su alcuni edifici comunali che hanno evidenziato una notevole dispersione di calore degli stessi, anche di quelli nuovi e costruiti recentemente.
Sono state presentate due domande di contributo. Una al Ministero dell’Ambiente per la sostituzione di parte dei cassonnetti per la raccolta differenziata con dei sistemi seminterrati (tipo moloch) e per l’acquisto di due compostiere meccaniche per l’avvio della raccolta dell’umido e l’altra alla Regione per accedere ai contributi FOSPI al fine di dar corso al programma elettorale e provvedere al rifacimento e alla manutenzione straordinaria del cimitero comunale entro questa legislatura.
Infine, l’investimento più importante nel corso del 2011 è stato sicuramente la fornitura e la posa in opera di un nuovo campo da calcio in erba sintetica del costo complessivo di €. 150.000,00, a totale carico del comune."

Al fine di utilizzare parte dell'avanzo di amministrazione e le maggiori entrate è stata approvata una variazione al bilancio con la quale si è accertato il finanziamento del Parco Nazionale del Gran Paradiso e lo si è integrato con fondi comunali al fine di dare avvio al progetto di rifacimento e prolungamento del sentiero per disabili tra le frazioni Chanavey e Bruil sulla destra orografica.
Sono stati previsti dei soldi per la predisposizione di uno studio di fattibilità per posizionare degli impianti fotovoltaici sugli edifici comunali e si sono stanziati dei fondi per predisporre un nuovo progetto FOSPI da presentare entro l'autunno.
Previsti anche dei soldi per il rifacimento del sito internet del comune.

Infine si è proceduto ad approvare la nuova convenzione di segreteria, la convenzione per l'utilizzo della discarica per inerti dei comuni di Introd e Arvier e il nuovo regolamento di polizia mortuaria.

Stiamo correndo e lavorando sodo e i primi risultati iniziano a vedersi.

Ora tutti concentrati per la realizzazione della nuova seggiovia, punto fondamentale del nostro programma. Con una recente delibera di Giunta regionale il comune di Rhemes-Notre-Dame ha appena ottenuto un finanziamento di 1,3 milioni di euro per la realizzazione delle nuove piste, il prolungamento dell'impianto di innevamento e le opere di paravalanghe. Tale somma, unitamente a quella già stanziata per coprire l'80% del costo della nuova seggiovia ci consente ora di avviare i lavori.
Già la prossima settimana verrà pubblicato il bando di affidamento, mediante contratto misto, della fornitura e posa in opera di una seggiovia quadriposto ad attacchi fissi in loc. Chanavey.
A ciò si aggiunga l'aggiudicazione del finanziamento FOSPI per il rifacimento del cimitero comunale per poco più di 300 mila euro e ci si potrà facilmente accorgere che, nonostante la crisi e le enormi difficoltà che stanno vivendo il Paese e la nostra Regione, l'Amministrazione comunale di Rhemes-Notre-Dame mette in campo investimenti per quasi 5 milioni di opere nell'arco di pochi anni.

Solo creando nuove opportunità e investendo possiamo cercare di uscire da questa crisi.

Noi ci crediamo e lavoriamo con costanza per questo. 

giovedì 7 giugno 2012

La privatizzazione dei danni

Partiamo da qui.

E' un argomento che interessa anche noi valdostani. Anzi ci riguarda proprio da vicino perché il nostro territorio è fragile e colpito da frane o valanghe.

E l'esperienza della Protezione civile di Bertolaso, con la cricca di funzionari e imprenditori che marciavano sulle catastrofi, è ancora di stretta attualità.

La dichiarazione dello stato di emergenza consente al Sindaco di avere le mani libere, di bypassare molte procedure ivi compreso il codice dei contratti. In quei frangenti è la rapidità dell'intervento la risposta più efficace, ma porta con sé - come abbiamo visto - notevoli inconvenienti.

Anche da noi, spesso si sono utilizzati fondi pubblici per piccoli inconvenienti a seguito di eventi dannosi che hanno finito per "prosciugare" il denaro indispensabile quando avvengono i grandi disastri.

Ed allora ben venga un'assicurazione privata ma facendo attenzione che non si trasformi in un costo ulteriore per i cittadini e che, in caso di effettiva necessità la copertura assicurativa arrivi:

 In Francia, spiega la Deloitte Consulting, «i privati che stipulano una polizza incendio obbligatoriamente devono sottoscrivere una clausola di garanzia contro le catastrofi naturali». Premio fisso: il 12% del contratto base. E se arriva una catastrofe troppo grave per un'assicurazione privata? Subentra la Caisse Centrale de Reinsurance (CCR), pubblica. Per capirci: non sono le assicurazioni a scegliersi il cliente (tu sì, tu no, a seconda dei rischi e di quanto paga il cittadino) e lo Stato «fornisce garanzia illimitata».

Forse, un controllo anche del privato (assicurazione) sul come vengono spesi i soldi per la ricostruzione post catastrofe, non è del tutto sbagliata

martedì 22 maggio 2012

La fine dell'Umberto...


Il predone del Nord lo definisce Gad Lerner oggi su Repubblica, e non potrebbe essere diversamente. Condivido, in particolare l'ultima frase:
Non dimentichiamolo: Bossi è stato un ministro insignificante, prima che un leader arraffone.
Ecco forse sarebbe il caso di rivedere il giudizio sulla persona politica in questione. Fiuto politico? Per cosa? Ha dominato la scena politica negli ultimi vent'anni insieme all'altro populista per eccellenza. E cosa ci lascia? Un moderno Stato efficiente e federale?
No, solo macerie ed una ricostruzione del tessuto sociale che sarà lunga e faticosa! 

lunedì 21 maggio 2012

I ballottaggi delle elezioni amministrative...



... possono essere riassunti così:

  1. Il centrosinistra in generale e il PD in particolare hanno vinto nella grande maggioranza dei comuni più grandi;
  2. La vittoria del candidato del Movimento 5 Stelle a Parma e in altri centri minori come Comacchio e Mira è un dato da non sottovalutare. In particolare a Parma il candidato M5S ha triplicato i voti, passando da 17 mila a 51 mila, mentre il candidato del PD ha confermato i voti sia nel primo turno che nel secondo (circa 39 mila).
  3. Le attese vittorie di Doria e Orlando a Genova e Palermo. Nel primo caso il PD ha perso le primarie e ha vinto le elezioni con un candidato di SeL (dei 24 seggi spettanti alla coalizione vincente su 40, ben 12 però vanno al PD e 6 alla lista Doria: i democratici sono comunque determinati); nel secondo caso il PD ha perso le primarie con la Borsellino e ha perso le elezioni con Ferrandelli: qui c'è poco da dire se non che Orlando ha ancora una presa politica molto forte sulla città (ma non venitemi a parlare di rinnovamento, per favore!) e il PD paga l'incapacità di scegliere se stare con o contro il governatore Lombardo;
  4. La grave sconfitta del PdL che conserva solamente 3 capoluoghi di provincia;
  5. La scomparsa della Lega che perde 7 ballottaggi su 7.
Ora molto si può dire e molto si dirà ma alcuni commenti posso sicuramente condividerli: su Grillo e il M5S, sulla portata generale di queste elezioni, sui pronostici per le prossime elezioni politiche

E' del tutto evidente che il sistema come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 20 anni si sta sfasciando e, soprattutto al Nord, non possiamo nasconderci che la vittoria arriva anche perché il cdx non esiste più, almeno non come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.
Preoccupa l'astensione, ma la tempo stesso può essere la carta vincente del csx e del PD: si apre una prateria che può essere attraversata in lungo e in largo solo se saremo in grado di rinnovarci nella classe dirigente ed offrire un'alternativa credibile con pochi e chiari punti programmatici.

PS: piccolo aggiornamento sul punto n. 2. Analisi dell'Istituto Cattaneo sui flussi elettorali tra il 1° e il 2° turno a Parma: qui. Questa frase, in particolare: "La capacità del candidato del Movimento 5 stelle di mobilitare gli elettori che al primo turno avevano votato per altri candidati emerge con chiarezza anche dalla tabella 3: su 100 voti a Pizzarotti, solo 1/3 è dovuto a elettori che lo avevano votato al I° turno; il restante 2/3 è dovuto a elettori che avevano votato diversamente, in primis Ubaldi (area di centro) e Ghiretti (area civica). Anche una certa quota di elettori che si erano astenuti al I° turno lo hanno votato: probabilmente elettori critici verso il sistema dei partiti riconquistati al voto dalla possibilità di successo di un candidato alternativo alla politica tradizionale."

martedì 15 maggio 2012

Per una riforma degli enti locali valdostani...

.. occorre partire da una fondamentale distinzione di diritto amministrativo:
FUNZIONE PUBBLICA: intesa come l'esercizio autoritativo di una potestà giuridica da parte dello Stato o di un altro ente pubblico. Cioè si presenta una "funzione pubblica" tutte le volte che la PA agisce mediante un potere di supremazia nei confronti del cittadino (Esempi: funzioni di polizia locale; funzioni di governo del territorio; funzioni di protezione civile; funzioni di anagrafe e stato civile; funzioni di ragioneria e contabilità; funzioni di imposizione tributaria; ecc........).
Questi compiti, irrinunciabili da parte dei comuni e dove si esplica il potere autoritativo della pubblica amministrazione, devono essere svolti da ogni ente locale indipendentemente dalla sua dimensione.
SERVIZIO PUBBLICO: inteso come una attività svolta dalla PA per il soddisfacimento degli interessi generali, sia in campo economico che in campo sociale senza la manifestazione di un potere autoritativo della PA sul cittadino. Possiamo poi ulteriormente distinguere il servizio pubblico di interesse economico ovvero privo di interesse economico (Esempi: servizio di trasporto locale; servizio sociale per anziani; servizi sociale per minori; servizio idrico integrato; servizio raccolta e smaltimento rifiuti; servizio trasporto scolastico; servizio mensa; ecc........).
In questi casi la PA si pone sullo stesso piano del cittadino, da cui ottiene un corrispettivo. 
Da sottolineare che i servizi possono anche essere esternalizzati.
L'idea di fondo dovrebbe prevedere una nuova governance delle Comunità Montane, fermo restando che, secondo me, è necessario prevedere un livello di governo intermedio tra la Regione e i Comuni.
L'attuale livello intermedio rappresentato dalle Comunità Montane non è funzionale per una serie di motivi:
dimensioni demografiche diverse tra le varie Comunità Montane: si va da poco più di 2 mila abitanti della Comunità Montana Walser agli oltre 22 mila abitanti della Comunità Montana Mont Emilius pur svolgendo tutte (quasi) i medesimi servizi e le medesime funzioni;
diversità territoriali poco compatibili all'interno delle stesse: nella Comunità Montana Grand Paradis si cerca di uniformare i servizi (vedi il servizio idrico integrato o la raccolta e lo smaltimento rifiuti) tra comuni con morfologia e problematiche troppo diversi; (vedi Sarre e Saint Pierre da una parte e i piccoli comuni delle vallate dall'altra);
si sono individuati degli ambiti ottimali sulla carta, senza nessun ragionamento logico (per esempio in base alla popolazione, ovvero alla morfologia del territorio, ecc..) e senza distinzioni differenziate a seconda dei vari servizi o delle varie funzioni.
Sorge quindi la necessità di rivedere il livello intermedio e le sue attribuzioni. Partendo dalla distinzione tra funzioni e servizi di cui sopra, credo si debba individuare un livello omogeneo e strutturato per l'esercizio in forma associata delle FUNZIONI. E tale livello omogeneo secondo me va individuato nella vallata, stante la conformazione della nostra regione.
Le nuove comunità montante, che io chiamerei Comunità di Valle (come in Trentino), dovrebbero gestire in forma associata le funzioni comunali da individuarsi tra quelle elencate all'inizio. 
Ed infatti, al fine di evitare l'isolamento dei comuni di alta montagna è necessario che ci sia una spinta ad individuare come ambito ottimale per le funzioni l'intera vallata. Ciò perché la conformazione della nostra regione contempla, normalmente, che vi siano più comuni di modeste dimensioni lungo le vallate laterali ed uno o più comuni di dimensioni maggiori all'imbocco delle stesse.
Se si lascia la libertà di associarsi ai comuni di fondovalle il rischio è che i piccoli comuni di vallata rimangano isolati, non potendo che associarsi tra loro.
Dunque: necessità di distinguere le FUNZIONI dai SERVIZI, necessità di individuare ambiti ottimali per le funzioni (che tutti i comuni devono erogare) su base di vallata, ed individuare un ente stabile e strutturato per la gestione delle funzioni in ambito di vallata (Comunità di Valle). 
Per tutti i SERVIZI, invece, analisi di ogni servizio e del suo ambito ottimale (per es. l'ambito del servizio idrico integrato può essere diverso dal servizio anziani e diverso ancora dal servizio della raccolta dei rifiuti) e utilizzo dello strumento della CONVENZIONE più semplice e più flessibile potendo così aggregarsi ad un nuovo servizio o recedervi a seconda delle necessità.