martedì 24 dicembre 2013

Buon Natale!


Natale, tempo di bilanci.
Un 2013 all'insegna dell'impegno e delle grandi soddisfazioni.
Gennaio e Febbraio in piena campagna elettorale per le politiche: amare soddisfazioni e qualche rimpianto.
Marzo, Aprile e Maggio campagna elettorale in prima persona per le elezioni regionali: un gran risultato e un'esperienza indimenticabile!
Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre e Novemebre sui cantieri a seguire i lavori per la nuova seggiovia di Rhemes. Su e giù per le piste, a martellare le piante e a controllare i lavori.
Settembre: arriva Olivier, ultimo in casa Lucianaz-Centoz. Una gioia immensa!
Settembre, Ottobre e Novembre: traslocco e casa nuova. Tanta fatica ma tante soddisfazioni!
Novembre e Dicembre: primarie nazionali del PD. Un risultato storico, anche in Valle d'Aosta.
Dicembre: apertura della nuova seggiovia e tanti complimenti di turisti e cittadini. Una bellissima soddisfazione e un lavoro di squadra indimenticabile.
Gennaio 2014: nuovo lavoro, nuove responsabilità.

Auguri di buone fetse a tutti. Nell'attesa di un 2014 che si annuncia altrettanto intenso, un abbraccio sincero a tutti quelli che mi sono stati vicini quest'anno e in particolare a Manuela che mi ama e mi sopporta.

Buon Natale e tutti!

lunedì 7 ottobre 2013

Maggioranza politica o numerica?


Ho voluto aspettare per commentare ciò che è successo mercoledì al Senato, anche per cercare di analizzare a mente fredda il nuovo scenario politico che si è creato con il voto di fiducia al governo Letta.
E lo faccio oggi anche se ciò che è successo ieri a Lampedusa imporrebbe di affrontare ben altre questioni molto più rilevanti.

Ciò che è successo mercoledì è senza dubbio una chiara vittoria del duo Letta&Napolitano.
Non è un mistero che questo governo sia nato contro la volontà della maggioranza dei militanti e degli elettori del PD dopo due mesi di sbandamento (da febbraio ad aprile di quest’anno) e con un regista (Napolitano) che, almeno fino ad oggi, ha ottenuto ciò per cui aveva deciso di accettare un secondo mandato presidenziale: la nascita di un governo delle larghe intese, nonostante i malumori ben evidenti e nonostante l’ingombrante presenza di Berlusconi. Un governo a tempo, ma non di scopo, con un orizzonte temporale di almeno 18 mesi che, nelle intenzioni del Capo dello Stato, avrebbe dovuto riformare la seconda parte della nostra Costituzione, varare alcune riforme socio-economiche fondamentali e cambiare la legge elettorale. Un tempo sufficiente a scavalcare il 2014, non solo per dare una certa stabilità all’Italia che rimane agli occhi della comunità internazionale un sorvegliato speciale, ma anche per affrontare con serenità il voto europeo del prossimo anno (che diventerà strategico) e affrontare con un governo nella pienezza delle sue funzioni il semestre di Presidenza EU dell’Italia.

E le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Napolitano prima che scoppiasse la crisi erano indirizzate a stoppare Berlusconi e i suoi falchi (soprattutto in merito alla famosa “agibilità politica del Cavaliere”) e contemporaneamente a mantenere ben saldo questo governo che doveva facilitare, aiutare lo strappo tra estremisti e moderati all'interno del PdL (come in effetti poi puntualmente si è verificato).

Ora io sono sempre stato convinto che a febbraio abbiamo perso un’occasione storica per battere definitivamente Berlusconi e per proporre realmente agli italiani un vero e proprio governo del cambiamento, ma il risultato elettorale, negativo sia a livello nazionale sia a livello locale, avrebbe dovuto indurci ad una seria analisi delle ragioni di quella storica sconfitta ed invece ciò non è avvenuto. Anzi, le incertezze e le ambiguità nel cercare di formare un governo del cambiamento prima, di minoranza poi e oltre alle traumatiche votazioni sul Presidente della repubblica hanno inciso pesantemente sul nostro partito.

Io credo davvero che mercoledì si sia scritta un’altra pagina sulla fine della c.d. Seconda Repubblica italiana il cui declino è iniziato quel 14 dicembre 2012, quando il Governo Berlusconi ottenne la fiducia alla Camera per soli 3 voti dopo che nel 2008 vinse con una maggioranza quasi “bulgara”.

Ora Letta a di fronte a se un orizzonte temporale sufficiente per impostare alcune riforme urgenti con la consapevolezza che la parte più “estremista” del PdL non è più determinate per le sorti del governo, indipendentemente dalla nascita o meno di gruppi autonomi (il cui verificarsi è legato essenzialmente al percepimento dei rimborsi elettorali del PdL). E ciò non potrà che portare ad una azione di governo più lineare e nella quale il PD ha il diritto e il dovere di dettare l’agenda (avendo la maggioranza alla Camera) e potendo così correggere le storture dell’abolizione dell’IMU (magari reintroducendoli sui redditi più alti e esentando davvero il ceto medio dal pagamento dell’imposta).

Si è sostenuto da più parti che sono i post democristiani ad aver vinto e si prospetterebbe una nuova “DC” che ci porterebbe dritti nella terza Repubblica riesumando un sistema elettorale proporzionale per un salto indietro di 20 anni.

Nulla di più sbagliato.

Il voto di mercoledì dimostra che l’era "berlusconiana" è ormai tramontata ma la sua influenza ha condizionato la nostra società fin nel profondo, mutandone abitudini e consumi, soprattutto in ambito politico. Mi riesce davvero difficile ipotizzare il ritorno ad una politica parlamentare pura come c’era nella prima repubblica, non solo perché coloro che oggi guidano il governo sono figli di questo ventennio (molti di loro non erano in parlamento durante gli ultimi anni della Prima repubblica) ed hanno comunque assimilato uno schema bipolare anche se diverso da quello visto fino ad oggi, ma soprattutto per un motivo ben più profondo.

Ormai gli italiani hanno assimilato uno schema maggioritario e presidenzialista che è ben rappresentato dalle elezioni comunali, provinciali e regionali (con la notevole eccezione della nostra Regione e della Provincia autonoma di Bolzano) nella quali si vota direttamente il Sindaco, il Presidente di Provincia e il Presidente di Regione. In quest’ultimo caso peraltro, la stessa locuzione con cui ci si riferisce ai Presidenti (Governatori) ben sintetizza il cambiamento profondo che hanno subito le nostre istituzioni locali. Cambiamento che non potrà che riflettersi anche a livello nazionale con la necessaria modifica della Costituzione per codificare una sorta di elezione diretta del Presidente del Consiglio (come previsto nella bozza dei Saggi). Una riforma che di fatto abbiamo già conosciuto con il Porecellum dove l’indicazione del Premier non pone dubbi circa il soggetto che, in caso di vittoria, guiderà il governo.

Per questi motivi io non credo che ci sarà una spinta a tornare indietro, ma semmai ad andare avanti e questa spinta sarà ancora più forte dopo l’elezione del nuovo Segretario del PD, chiunque esso sia, poiché gli aspiranti candidati attualmente in corsa, pur con le loro differenze, sono ormai effettivamente dei nativi democratici. Nell'arco dell’ultimo anno si è verificato un effettivo ricambio generazionale nella politica.

Questo voto ha un impatto anche per la Valle d’Aosta? Io credo di si.

Le ultime elezioni regionali ci hanno consegnato un Consiglio sostanzialmente spaccato a metà e la riforma elettorale del 2007 ha mostrato tutta la sua fragilità: l’introduzione del premio di maggioranza e delle coalizioni preventive ha polarizzato il voto senza trasformare il nostro sistema in maggioritario/presidenziale. Di fatto il premio di maggioranza non è scattato ma l’illusione di avere un sistema bipolare sta bloccando la politica regionale. I due blocchi si contendono i voti fino all'ultimo e i "ribaltoni" o "controribaltoni" si giocano su pochi consiglieri che possono fare la differenza. Da questo punto di vista era meglio un sistema proporzionale come quello previgente: un risultato del genere avrebbe indotto le forze politiche a cercare una maggioranza più stabile e più ampia dell’attuale.
Lo scenario di crisi che ancora viviamo in Italia si sta rivelando in tutta la sua drammaticità anche in Valle d’Aosta. Tra la fine di quest’anno e il prossimo anno saremo tutti chiamati a fare delle scelte dolorosissime perché il “sistema Valle d’Aosta”, così come lo abbiamo conosciuto, non sta più in piedi e, allo stato attuale nessuno dei due blocchi ha la forza politica e numerica per imporre una visione strategica per la Valle d’Aosta del 2030.

Credo quindi che anche qui da noi, come è avvenuto in Italia, si debba lavorare per emarginare gli "elementi di polarizzazione dello scontro politico", si debbano superare delle logiche di crescita economica stile "anni ’80", si debba puntare sui volti nuovi e sulle persone che hanno una visione di prospettiva e si debba lavorare per imboccare una via diversa per un “nuovo sistema Valle d’Aosta”, in cui l’iniziativa privata sia sostenuta e valorizzata, in cui il necessario raccordo con l’area del canavese ci deve portare ad una nuova economia distrettuale che dia uno sviluppo alla nostra bassa valle, in cui il nostro walfare deve essere salvaguardato perché un fiore all'occhiello ma deve essere riformato, in cui la Regione, pian piano, esce da tutta una serie di settori non strategici per concentrarsi invece prevalentemente sul sociale e sull'istruzione che sono i veri obiettivi di chi ha a cuore tutta la popolazione, il ceto medio che soffre e la crescente povertà che dilaga anche nella nostra Regione.

E in questa prospettiva il PDVdA può giocare un ruolo centrale se saprà mettersi al centro di questo processo di cambiamento, senza preconcetti, e aprendo un canale di dialogo con il "nostro" Presidente del Consiglio, soprattutto in questa fase di possibile modifica della Costituzione: occorre lavorare non solo per il principio dell’intesa (che, seppur importante, da solo non riempie la nostra autonomia), ma in generale per un ripensamento in chiave europea del nostro Statuto Speciale partendo dalla modifica urgente della legge elettorale e da un diverso assetto di poteri regionali.


martedì 30 luglio 2013

Fusione di comuni



Prima o poi ci arriveremo anche noi ...
Perché non iniziare anche qui in Valle una seria discussione in merito?
Articolo 23, comma 6:
"Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge le Regioni a statuto speciale Friuli Venezia Giulia, Siciliana e Sardegna adeguano gli ordinamenti interni ai principi della medesima legge, nonché le Regioni a statuto speciale Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta adeguano le loro legislazioni ai principi di cui al capo quinto della presente legge. Le predette disposizioni costituiscono principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica".

Non è forse arrivato il tempo di iniziare a discuterne?

venerdì 21 giugno 2013

Assistenti Anziani: sospendere le decisioni unilaterali della Comunità Montana Grand-Paradis. Perché?

E’ interessante venire a conoscenza da internet che il mio Partito chiede di sospendere le decisioni unilaterali prese dalla Comunità Montana Grand-Paradis in merito agli assistenti anziani senza neanche interpellare, a mero titolo informativo, l'unico Sindaco del Partito Democratico Valle d'Aosta all'interno del Consiglio dei Sindaci.
Fermo restando il fatto che gli atti gestionali sono di competenza dei dirigenti e che tocca giustamente alle organizzazioni sindacali valutarne la correttezza, la politica dovrebbe dare degli indirizzi univoci. Se davvero non si vuole andare verso l’esternalizzazione del servizio anziani è necessario intervenire ulteriormente per limitare i costi, laddove possibile, salvaguardando comunque il livello del servizio.
Nella DGR n. 877 del 17.05.2013 testualmente si legge: “preso atto infine che, nella stessa nota, la Comunità montana richiede all'Amministrazione  regionale di valutare l’erogazione di un ulteriore trasferimento di euro 300.000,00 al fine di dare copertura ai maggiori costi sostenuti per garantire l’erogazione dei servizi per anziani e per persone non autosufficienti impegnandosi, nel contempo, a pianificare un’adeguata razionalizzazione degli stessi al fine di contenere la spesa per gli anni successivi; 
ritenuto pertanto opportuno provvedere alla copertura di tali maggiori oneri, limitatamente  all'anno 2013, per un importo di euro 300.000,00 a valere sul fondo nazionale per le politiche sociali, nelle more della piena applicazione degli standard organizzativi e strutturali previsti dalla deliberazione della Giunta regionale 265/2013 e della definizione di un processo di razionalizzazione del sistema dei servizi per persone anziane e non autosufficienti da parte della Comunità montana Grand Paradis”.
L’intervento una tantum della RAVA ci obbliga a fare dei ragionamenti sul servizio anziani non solo perché il finanziamento era straordinario e solo per il 2013, ma anche perché il riparto agli enti locali è possibile/probabile che subisca ulteriori tagli. Non fare nulla, avrebbe significato che in autunno, in sede di predisposizione del bilancio di previsione 2014/2016, ci saremmo ritrovati nuovamente a discutere di esternalizzazione creando ulteriore malcontento.
Forse, un approccio meno ideologico e più pragmatico alla questione da parte di tutti aiuterebbe ad uscire dall’empasse. E forse un po’ più di comunicazione all'interno dello stesso Partito non guasterebbe.

martedì 28 maggio 2013

Due veloci considerazioni sul voto (elezioni regionali 2013)


Ora, a mente fredda e dopo essermi riposato, due considerazioni conclusive sul voto si possono fare.
Le elezioni politiche del 24/25 febbraio ci avevano regalato un quadro politico alquanto frammentato con 10 liste alla Camera dei Deputati e 9 liste al Senato della Repubblica.
Le recenti elezioni regionali sembravano prospettarci una nuova frammentazione del quadro politico con 9 liste presenti alla competizione elettorale, ma soltanto sei (come nella passata consiliatura) hanno superato la soglia di sbarramento e conseguito almeno due consiglieri.
Il nuovo Consiglio Regionale si presenta differente dal vecchio, sia sotto il profilo degli eletti, sia sotto il profilo della composizione politica.
Dal primo punto di vista più della metà dei consiglieri sono nuovi, sono persone giovani e competenti che porteranno sicuramente una ventata di novità a Palazzo Regionale.
Dal secondo punto di vista la novità più importante è data dall'assenza di una forza del centrodestra in consiglio regionale. Conseguentemente l'asse della politica valdostana torna a spostarsi verso il centrosinistra dopo una consiliatura in cui, invece, l'alleanza tra le forze di maggioranza e il PdL aveva impresso una svolta a destra.
Anche questa volta solo due partiti "nazionali" entrano in Consiglio (M5S e PD sinistra VDA) ma complessivamente solo 5 consiglieri su 35 appartengono a partiti nazionali...
E' questo un dato su cui riflettere perché la progressiva scomparsa dei partiti nazionali dalla scena valdostana è, per me, preoccupante.

Di più. Se sommiamo i voti dell'UV e dell'UVP abbiamo la bellezza di 20 consiglieri, a conferma che la scissione ha scalfito il monolite, ma di fatto ha consentito alle due formazioni di aumentare il consenso a scapito degli altri partiti. Ed è fin troppo evidente che gran parte del bottino di Federation sia transitato direttamene al'UV per il tramite di La Torre, mentre gran parte dell'elettorato del PdL è stato fagocitato dalla Stella Alpina e dall'Union, che ha lasciato fuoriuscire molti elettori verso UVP.

I Progressistes, infine, hanno pescato da UV, ma anche da ALPE e PD. Nel 2008 Renouveau e Valle d'Aoste vive totalizzarono oltre 9 mila voti, ai quali bisognerebbe aggiungere anche l'area degli ex Verdi confluiti tutti in Alpe che portano ad un bacino potenziale di oltre 10 mila voti.
Ne hanno totalizzati 8.900, imbarcando anche il presidente di Vallevirtuosa. Per effetto dei resti, però mantengono i cinque consiglieri.

E veniamo al PD.
Anche noi manteniamo i tre consiglieri, ma perdiamo in termini assoluti, rispetto al 2008, 439 voti. A questi però vanno aggiunti altri 6/700 voti persi dal PD e riportati alla lista da Rifondazione Comunista,  dai Socialisti, dall'Italia dei Valori, dal Centro Democratico, dall'Associazione Loris Fortuna, e da ValleVirtuosa.
In pratica perdiamo, come PD, oltre mille voti pur mantenendo il terzo consigliere.

Ci posizioniamo inoltre marcatamente a sinistra lasciando il campo libero per l'espansione dei partiti autonomisti diretti concorrenti nella nostra area (ALPE e UVP). Se guardiamo i primi 5 classificati nella lista del PD sinistra VDA, ci sono 4 rappresentanti (o ex rappresentanti) della CGIL e uno di Rifondazione Comunista. Tutte persone stimabilissime, ma l'area più centrista o moderata che dir si voglia sembra decisamente minoritaria in questo partito.
Ho il massimo rispetto per tutti i sindacati e della CGIL in particolare, ma credo che un partito debba mantenere una certa autonomia, anche di pensiero, dal sindacato. Se ci proponiamo come forza di governo dobbiamo saper dialogare con tutti, raccogliere le istanze che provengono dalla società civile e dai sindacati, ma non possiamo avere dei "tabou". La capacità di mediare tra le opposte istanze è l'essenza di un partito, e l'impressione che oggi il PD sia troppo schiacciato su posizione di una parte non è solo una sensazione.

Il PD (come peraltro sta facendo anche a livello nazionale) si stia chiudendo nel suo recinto e sta perdendo inesorabilmente consenso all'interno della società. Mentre io credo si debba aprire e debba cercare di contendere i voti al centro, verso l'ALPE e l'UVP che sono i nostri alleati ma anche i diretti concorrenti nella ricerca del voto, e perché no anche all'UV.

Infine due parole sul mio risultato personale.
Partendo insieme a tre amici, tutti a digiuno di politica (Souad BengouchachCamilla Mandatori e Nicolò Fracasso) e senza il sostegno del Partito abbiamo raccolto 458 preferenze arrivando ad una incollatura dal primo escluso (13 preferenze di scarto). Un risultato molto interessante per tutti e quattro che ci inorgoglisce e ci sprona a continuare e a fare meglio per il futuro, consapevoli che anche grazie ai nostri voti il PD ha mantenuto il 3° consigliere.

giovedì 23 maggio 2013

Appello al voto



E così siamo arrivati alla fine di questa stupenda avventura!
È stato massacrante ma è stata un'esperienza fantastica che mi ha permesso di girare la Valle in lungo e in largo e di conoscere moltissime persone!
Un grazie a tutti quelli che crederanno in me, un grazie a Souad, Camilla e Nicolò che hanno condiviso con gioia e passione quest'avventura.
Grazie ad Andrea e Vincenzo e Marco per il supporto preziosissimo!
Grazie a Piero, Stefano, Cristina, per il sostegno! Grazie a tutti per l'aiuto.
Vi chiedo un ultimo sforzo, anche se la stanchezza ormai inizia ad avere il sopravvento!

Infine un grazie di cuore a Manu, che mi ha incoraggiato, supportato, aiutato ed amato in questa campagna elettorale. 
Senza di lei non ce l'avrei mai fatta!

Diamo una sferzata insieme a questa Valle, votiamo PD sinistra VDA domenica 26 maggio!!

mercoledì 1 maggio 2013

Per un reddito minimo garantito


Malgrado le ripetute sollecitazioni provenienti dalle istituzioni comunitarie, l’Italia rimane uno dei pochissimi Paesi europei a non disporre di uno schema di reddito minimo.
La riforma del titolo V della Costituzione del 2001 ha delegato alle regioni la competenza esclusiva sulle materie assistenziali, riservando a Parlamento e Governo il compito di definire i livelli essenziali delle prestazioni. Il reddito minimo garantito dovrebbe essere incluso nei predetti livelli essenziali per garantire a tutti i cittadini italiani uguaglianza di trattamento in caso di povertà.
A causa dell’incapacità delle istituzioni nazionali di provvedere alla definizione dei livelli essenziali, diverse regioni hanno introdotto autonomamente schemi di reddito minimo garantito.

Nel nostro caso, la Regione dovrebbe essere parte attiva nella costruzione di un progetto di società inclusiva di tutti i soggetti che le dinamiche di mercato tendono ad escludere o ad includere parzialmente (sottoccupati, precari, ecc…). Questo obiettivo di carattere generale si declina nei seguenti obiettivi: a) di reinserimento nei circuiti lavorativi delle persone escluse o con forte precarietà/instabilità occupazionale e b) di contrasto della povertà degli individui e delle loro famiglie.
Quale può essere lo strumento per raggiungere questi obiettivi?
Un reddito mensile almeno in linea con la soglia di povertà relativa garantito per un periodo massimo di tempo da stabilire ad un certo numero di persone (destinatari potenziali): che possiedono per tutto il periodo di erogazione una serie di requisiti soggettivi (disoccupazione, precariato, inoccupazione; età compresa tra un minimo ed un massimo; reddito e patrimonio ovvero ISEE non superiore ad una certa soglia, inclusi eventuali ammortizzatori sociali) e che dimostrano una disponibilità al reinserimento occupazionale (l’iscrizione alle liste di disoccupazione e la presa in carico da parte dai centri per l’impiego; l’accettazione di almeno un’offerta di lavoro ogni 3 presentate se congrue) ovvero al reinserimento sociale (la partecipazione a iniziative di recupero dell’autonomia; l’inserimento in programmi di tutela della salute o riabilitativi).

In un periodo di forte aumento della disoccupazione o dell'occupazione precaria, una forma di sostegno al reddito, condizionata come sopra, consente anche di far ripartire i consumi interni e, quindi, l'economia della nostra regione.

martedì 30 aprile 2013

Istruzione di eccellenza legata al territorio



Negli ultimi vent'anni le due riforme più importanti dell’Università (l’introduzione dell’autonomia universitaria ed il modello 3+2) hanno prodotto una notevole espansione dell’offerta universitaria, alla quale ha contribuito in maniera determinante una domanda crescente di istruzione universitaria proveniente dai diplomati della scuola secondaria, così come la pressione degli enti locali, che consideravano motivo di prestigio avere l’Università sotto casa. Ma l’aumento dell’offerta universitaria e il conseguente aumento di iscritti all'Università non si è tradotto in un complessivo aumento di laureati, segno evidente che ancora oggi esistono troppi abbandoni e il modello 3+2 ha finito con il creare un livello di laurea, quello triennale, poco spendibile perché non ritenuta particolarmente formativa dalle imprese.
Sostanzialmente ciò che è avvenuto anche in Valle d’Aosta.
Mi domando: ha senso in un contesto di recessione, con tagli ingenti al bilancio pubblico investire oltre 100 milioni di euro per costruire un campus universitario senza sapere come riempirlo di contenuti e per circa 1.200 studenti, tanti quanti un qualsiasi liceo di una grande città?
Che senso ha mettere in piedi un'università che non potrà mai avere dimensioni tali da poter svolgere una vera ricerca?
Nell'ottica della creazione di un modello di sviluppo distrettuale non è forse più utile, per la Valle d’Aosta, investire in scuole di specializzazione che possano favorire l’apprendistato mediante uno stretto legame con le imprese sul territorio?
Si potrebbe introdurre la formazione tecnica universitaria sul modello delle scuole di specializzazione tedesche, le cosiddette Fachhochschule. In Germania ne esistono moltissime e coprono più o meno tutte le professioni, dal design all'economia agraria alla tecnica ingegneristica. Erogano esclusivamente titolo di studi equiparati alle nostre lauree triennali.
L'Università della Valle d'Aosta, insieme ad un numero di imprese localizzate sul territorio dovrebbe istituire dei corsi di laurea sotto forma di apprendistato. Lo studente/lavoratore acquisisce metà dei crediti del corso in azienda e l'altra metà nell'Università. Sia le imprese, sia l'Università mettono a disposizione un tutor che segue gli studenti sia in azienda, sia in Università.
Il giovane sarà impiegato nell'azienda con un contratto di apprendistato della durata del corso di laurea (triennale) e l'impresa non avrà l'obbligo al termine di assumere lo studente/lavoratore.
In questo modo si creano dei percorsi privilegiati di formazione professionale immediatamente spendibili nelle aziende del territorio e, insieme al canavese, si può creare un sistema distrettuale; un sistema cioè che leghi l'istruzione, le aziende e il territorio per creare lavoro.

lunedì 29 aprile 2013

Per edifici al risparmio


E' necessario cambiare.
Le grandi opere hanno in molti casi devastato il nostro territorio e assorbito ingenti risorse senza portare reali benefici. In periodi di riduzione delle risorse pubbliche occorre orientare meglio gli investimenti verso piccoli interventi che migliorino l'efficienza energetica degli edifici.
Questo per un duplice obiettivo: da un lato ridurre i consumi e migliorare la qualità ambientale e dall'altro creare un circuito virtuoso di piccoli artigiani e imprenditori specializzati nel settore.
Occorre istituire dei fondi di rotazione con i quali incentivare interventi di risparmio energetico (finestre più performanti, cappotto all’edificio, pannelli fotovoltaici o solari sui tetti, caldaie a condensazione, ecc..). Con il risparmio ottenuto il singolo privato può ripagarsi l'intervento nell'arco di 7/10 anni.
Creiamo un circuito virtuoso!

martedì 19 febbraio 2013

Perché è importante votare Jean-Pierre Guichardaz e Patrizia Morelli


Manca meno di una settimana alle elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale e sembra mancare la convinzione che, questa volta, la vittoria del centrosinistra è possibile, così com'è possibile dare al Paese un governo stabile che possa fare le riforme, uscire da questa crisi economica e dal ventennio berlusconiano.
Manca la convinzione che siamo davvero ad un passaggio storico decisivo.
Sebbene non pubblicabili, su internet si trovano diversi siti di informazione che ci fanno capire la tendenza del voto secondo i sondaggi più recenti. Tutti concordano su questi punti.


  1. Alla Camera dei Deputati, dove il premio di maggioranza viene assegnato al partito o coalizione che prende anche un solo voto in più del secondo/a, è in vantaggio Bersani e lo è di un margine tale (circa 5/6 punti percentuali) che consente di ritenere pressoché certa una sua vittoria;
  2. Al Senato della Repubblica, dove il premio di maggioranza viene assegnato su base regionale, lo scenario non è così in bilico come lo si vuole dipingere. Sulle 19 regioni italiane (tralasciamo un attimo la nostra) ben 15 sono accreditate al centrosinistra, una al centrodestra (Veneto) e tre in bilico (Lombardia, Sicilia e Campania). 
  3. In questi ultimi giorni di campagna elettorale però si sta delineando uno scenario abbastanza chiaro che vede il centrosinistra come unica coalizione in grado di vincere e di governare il Paese. Infatti non solo può conquistare le regioni in bilico, ma sembra che si riapra anche la partita in Veneto. In questa regione avanza inesorabilmente Grillo ai danni del centrodestra e della Lega in particolare con il risultato che Grillo potrebbe avvantaggiare il centrosinistra togliendo consensi a destra.
  4. Nella corsa alla Regione Lombardia sembra che il candidato del centrosinistra Ambrosoli ora sia in vantaggio anche se di un solo punto percentuale nei confronti di Maroni. Indicazione importante perché prima del black-out dei sondaggi la situazione era esattamente rovesciata e questo trend positivo può avere ricadute altrettanto positive anche per il Senato in questa regione.


Lo scenario che ho delineato sopra porta a ritenere che la coalizione di centrosinistra, guidata da Bersani, abbia tutte le carte in regola per giocarsi la vittoria, non solo alla Camera, ma anche e soprattutto al Senato con la prospettiva di dare un governo stabile al nostro Paese per i prossimi 5 anni.
E nella sfortunata ipotesi che il centrosinistra non abbia una chiara maggioranza al Senato difficilmente si potrà indicare un Presidente del Consiglio diverso da Bersani. Potrebbe un Monti o un qualsiasi altro candidato anche istituzionale governare un parlamento in cui il centrosinistra è maggioranza assoluta alla Camera e maggioranza relativa al Senato?

E qui in Valle d'Aosta?
Valgono alcune considerazioni molto semplici.

  1. L'accordo che i candidati della coalizione "per la Valle d'Aosta" Guichardaz e Morelli hanno sottoscritto con Bersani si sta rivelando la mossa vincente: appurato che il candidato premier del centrosinistra sarà molto probabilmente il prossimo Presidente del Consiglio, una delle prime mosse che i nostri candidati potranno fare è costituzionalizzare il principio dell'intesa per difendere, in futuro, la nostra autonomia. E saranno gli unici a poterlo fare!
  2. I candidati della maggioranza regionale si presenteranno a Roma (sempre se riusciranno ad essere eletti) senza nessun accordo, con un Parlamento in cui in un ramo ci sarà sicuramente una larga maggioranza tra PD e SEL e nell'altro ramo, se non ci sarà una chiara maggioranza di centrosinistra Bersani ha già chiarito che cercherà di convergere su alcune riforme fondamentali con Monti (che, ricordiamo, è accreditato di circa 30/35 senatori) creando così una maggioranza tale da rendere inutile una qualsiasi trattativa con un singolo senatore come avvenne nella legislatura 2006/2008. Ancora una volta, l'accordo firmato da Guichardaz e Morelli con Bersani in cui al primo posto è stato inserito il principio dell'intesa tornerà utile: nel caso in cui il centrosinistra debba stringere un accordo con Monti per poter governare, la nostra autonomia sarà salvaguardata proprio da quell'accordo. Non più un Monti come tecnico in emergenza e sostenuto da una maggioranza trasversale che approva norme anche in contrasto con il nostro Statuto, ma avremo un Presidente del Consiglio come Bersani che, grazie all'accordo, contratterà con i parlamentari valdostani le questioni che ci riguardano. Peraltro questo modo di rapportarsi con lo Stato è estraneo alla concezione dell'attuale maggioranza che, in questa legislatura, pur avendo espresso il Senatore Fosson ha trattato le questioni più importanti (es. l'accordo sul federalismo fiscale) direttamente tra il Presidente della Giunta e il Governo, scavalcando palesemente le funzioni dei parlamentari valdostani. 
  3. Ancora più inutile il voto al candidato dell'UVP, Laurent Viérin. Anch'egli, come i candidati espressi dalla maggioranza si presenta senza accordo con nessun candidato premier (peraltro aveva poca scelta essendosi Bersani già impegnato con Guichardaz e Morelli e avendo dichiarato Viérin che mai avrebbe sostenuto Berlusconi o Monti. Rimanevano solo Grillo e Ingroia....) ma a differenza dei primi si presenta pure da solo alla Camera. Utilità? nessuna. Scenario ipotetico 1: alla Camera vince Viérin e al Senato vince Lanièce. Risultato? alla Camera il nostro rappresentante è ininfluente sia perché a maggioranza di centrosinistra, sia perché non potrà vantare alcun accordo con Bersani. Al Senato pure, non potendo vantare alcun accordo e avendo un solo voto da far pesare il nostro rappresentante non verrebbe neppure preso in considerazione. Scenario ipotetico 2: Viérin vince alla Camera e Morelli vince al Senato. In questo caso avremmo comunque un candidato valdostano che può far valere l'accordo con Bersani (Morelli), ma sarà in ogni caso la coalizione "per la Valle d'Aosta" ad avere un rapporto chiaro e lineare con lo Stato per il tramite della Senatrice e del partito che qui in Valle rappresenta Bersani, cioé il PD.
  4. A cosa serve la candidatura dell'UVP? quale utilità potrà eventualmente avere per la Valle d'Aosta il suo candidato a Roma? Io credo che nell'eventualità che venga eletto non avrà alcun ruolo strategico nello scenario sopra descritto, risultando la candidatura utile solamente a contarsi in vista delle elezioni regionali
Non facciamoci quindi prendere dall'emotività. Dobbiamo essere coscienti delle difficoltà ma consapevoli che la vittoria è a portata di mano e che solo votando la lista "per la Valle d'Aosta" sia alla Camera sia al Senato possiamo contribuire anche noi valdostani alla vittoria del centrosinistra!


mercoledì 16 gennaio 2013

Cosa serve alla Valle d’Aosta


Inizia un anno molto importante per la nostra Regione. Tra poco più di un mese e mezzo si terranno le elezioni politiche e, entro la fine del prossimo mese di maggio,verrà rinnovato il Consiglio regionale.
Il risultato (anche inatteso) del recente referendum contro la costruzione del Pirogassificatore ha "rotto gli argini" e, il fermento che covava probabilmente da tempo sotto l'apparente immobilità della scena politica (complice anche una maggioranza che sembrava monolitica, sotto la guida di Augusto Rollandin), si stanno verificando degli spostamenti di equilibri che sembravano immutabili.
Le scosse di assestamento non si notano solo all'interno del partito di maggioranza relativa (con la nascitadi una nuova formazione), ma sembrano udirsi anche all'interno di ALPE e, ora della Fédération Autonomiste.

In questo scenario il PD della Valle d’Aosta sta portando avanti una linea politica molto chiara: partendo dalla storica vittoria di quel referendum e passando per lo straordinario successo delle primarie“Italia bene comune” sta cercando di costruire una solida alleanza di centrosinistra e autonomista da contrapporre all'attuale maggioranza regionale,non solo per le prossime scadenze elettorali (politiche e regionali) ma per dare una prospettiva di governo alla Valle d’Aosta.
Questa scelta, secondo me condivisibile, ha comportato la necessità di rinunciare (in questa fase) alle primarie per la scelta dei candidati alla carica di Senatore e Deputato perché più che una mera competizione sui nomi,oggi è importante costruire un progetto condiviso per il futuro. Un progetto chiaramente alternativo e di lungo respiro che non si limiti a “rattoppare un pantalone ormai consumato, ma che abbia il coraggio di cambiare vestito”.

Ecco perché la costruzione di una coalizione di centrosinistra autonomista è oggi uno degli obiettivi prioritari visto lo smottamento in atto nell'area autonomista e la necessità di dare una prospettiva diversa ai cittadini valdostani. L’obiettivo non è dunque solamente mandare due parlamentari a Roma, ma giocare una partita a tutto campo per governare la nostra regione nel prossimo decennio.

Se questo è l’obiettivo condiviso, il voto del 24 febbraio diventa determinante. La sottoscrizione di un accordo con la coalizione guidata da Pier Luigi Bersani, il recupero di una dignità istituzionale tra Regione e Stato con accordi chiari nel rispetto reciproco, la necessità di orientare la politica economica sia nazionale, sia regionale su scelte compatibili con la tutela ambientale e lo sviluppo di una economia sostenibile, la difesa del Welfare state e delle politiche sociali che la nostra società ha saputo costruire (soprattutto nella nostra regione) pur consapevoli che una riorganizzazione è necessaria, l’attenzione particolare verso un nuovo sistema di istruzione universitario che abbandoni il gigantismo e l'autarchia di questi anni e diventi invece un ponte verso il mondo del lavoro e, infine, l’abbandono di un sistema regione-centrico per abbracciare una sana economia di mercato con la creazione di un distretto insieme al canavese.

Questi i punti che, a mio modesto parere, dovrebbero costituire il cardine di un’Agenda per la Valle d’Aosta.

Ma questa prospettiva non potrà che attuarsi avendo ben presente due linee di indirizzo.
La crescita di una forza di centrosinistra laica, liberale, plurale, inclusiva, federalista, europeista che, perseguendo l'obiettivo dell'unità e della sintesi si ponga come interlocutore credibile (e non subalterno) con le forze autonomiste per lavorare ad una prospettiva di governo nei prossimi anni. In secondo luogo, questa rinascita valdostana non potrà che avvenire con un forte ricambio dell'attuale classe dirigente. Il tema della "rottamazione" è forse entrato definitivamente nell'attualità politica ed è questa una delle vittorie più significative di Matteo Renzi. Il PD, sia a livello locale sia a livello nazionale, sta perseguendo questa strada (anche se, talvolta, a fatica); ora tocca anche alle altre forze politiche fare un passo avanti in questa direzione e è bene non lascersi ingannare dai facili cambi di casacca o dai posizionamenti dell'ultimo minuto. 


domenica 4 novembre 2012

Una svolta a Rhemes.....


Dopo 16 anni di gestione degli impianti di risalita la Cooperativa Rhemes Impianti a r.l. ha perso il bando d'appalto. Dalla prossima stagione invernale (2012/2013) quindi sarà la neonata Snowmet a gestire il nostro comprensorio sciistico mediante un contratto biennale (eventualmente rinnovabile per altri due anni).

Ovviamente le novità possono anche spaventare e creare comprensibili preoccupazioni tra la popolazione e i dipendenti degli impianti. Ne sono cosciente ed è per questo che vorrei spigare bene i passaggi che ci hanno portato oggi ad avere un nuovo gestore per i nostri impianti di risalita.

Quando abbiamo vinto le elezioni nel 2010, ci siamo presentati alla popolazione con un programma elettorale  (cfr. il punto 4) in cui ipotizzavamo la creazione di una c.d. società in house (cioè una società interamente pubblica) alla quale conferire la gestione degli impianti di risalita e tutte le attività del territorio (snow park, piste di fondo, campi da tennis, campi da calcetto, area sosta camper, ecc..).

Subito dopo il nostro insediamento, però, è entrato in vigore il D.L. 78/2010 che all'art. 14, comma 32, impone ai comuni inferiori a 30 mila abitanti di non costituire nuove società e di porre in liquidazione o di vendere le partecipazioni azionarie per quelle che presentano un bilancio in perdita negli ultimi 3 esercizi: esattamente la situazione in cui si trovava la nostra Cooperativa (come, peraltro, la gran parte delle società di gestione degli impianti di risalita).

Tale repentino cambio di normativa ci ha indotti a modificare la nostra strategia studiando soluzioni alternative e il più possibile condivise con la popolazione.
Ed infatti, l’idea principale in vista della cessione delle quote della società di gestione detenute dal Comune, è stata quella di favorire l’ingresso nella compagine societaria degli operatori della vallata in generale e degli albergatori in particolare per spingerli a gestire, unitamente ai soci lavoratori, il nostro “domaine skiable”.

Di fatto il Comune, anche grazie ai finanziamenti regionali, sta investendo 3,5 milioni di euro per la sostituzione delle attuali sciovie con una moderna seggiovia quadriposto, sobbarcandosi un mutuo di oltre 500 mila euro. E lo fa consapevole che in un periodo di crisi come questo gli investimenti devono servire a rilanciare la nostra economia, non solo dando lavoro alle imprese edili del territorio (come in effetti sta avvenendo)  ma anche incentivando l’imprenditorialità locale nella gestione del nuovo comprensorio.

Per questi motivi, nel corso dei primi mesi di quest’anno mi sono fatto promotore direttamente di una serie di incontri tra gli operatori del nostro comune (il 22 gennaio, il 02 febbraio, l’08 marzo e il 02 maggio) e i soci della Cooperativa Rhemes Impianti al fine di favorire l’ingresso di imprenditori locali nella società di gestione.

Purtroppo questa operazione non ha dato i frutti sperati.

Alcuni operatori hanno ritenuto rischioso lanciarsi in questa avventura (e vista la situazione economica particolarmente difficile, non posso certo biasimarli), mentre altri pur desiderosi di mettersi in gioco e consapevoli che gli impianti di risalita rappresentano il traino economico della nostra vallata erano pronti ad entrare nella Cooperativa investendo direttamente con i propri capitali. Nonostante le riunioni, però, non si è giunti ad una soluzione condivisa: a parole, infatti, tutti si sono dichiarati favorevoli ad una gestione locale (ritenuta la soluzione preferibile) ma coloro che si sono dichiarati disposti a mettersi in gioco hanno ricevuto un trattamento alquanto freddo (per non dire ostile) da parte della Cooperativa.

E’ del tutto evidente che chi investe denaro proprio in una società voglia anche imporre alcune scelte aziendali e voglia poter incidere nella gestione. Situazione non particolarmente gradita ad alcuni soci amministratori della Cooperativa che avrebbero visto così ridurre il loro potere personale.
E’ ovvio che è comodo fare gli imprenditori con i soldi pubblici, avendo la certezza che in caso di perdite è il Comune che ripiana il deficit di bilancio…. Ma i tempi sono cambiati!

Appurata dunque l’impossibilità di trovare una soluzione condivisa tra vecchi gestori e operatori economici, il Comune ha dovuto iniziare l’iter per l’indizione di una gara pubblica d’appalto secondo le seguenti linee di indirizzo:
  1. Necessità di costruire un bando che preveda la gestione sia delle attività invernali (impianti di risalita, snow park e piste di fondo che hanno sempre prodotto perdite societarie) e gestione anche di attività estive (campo da calcio, campi da tennis, area pic nic, area sosta caper e parcheggi a pagamento) per rendere il bando attrattivo. Ed infatti il gestore, che incamera tutti gli incassi delle summenzionate attività, ha tutto l'interesse a migliorare la gestione per aumentare i propri incassi.
  2. Offrire al gestore la possibilità di dare (almeno ad alcuni dipendenti) la continuità lavorativa nell'arco dell’anno. La sola gestione delle attività invernali avrebbe comportano l’assunzione di personale unicamente stagionale.
  3. Individuare un corrispettivo da porre a base d’asta sufficiente a coprire i possibili deficit di bilancio. Come ormai notorio, la gestione di impianti di risalita ha dei costi fissi particolarmente onerosi (personale, energia elettrica e gasolio, manutenzioni) che incidono pesantemente sul bilancio. Compito dell’Amministrazione è stato quello di elaborare (sulla base delle esperienze pregresse) un possibile incasso totale e i probabili costi di gestione prevedendo una somma che consenta il pareggio di bilancio. Tale somma, ipotizzata in 40 mila euro all'anno è stata addirittura elevata a 43 mila euro nel presente bando per favorire il gestore. Nella precedente stagione invernale (2011/2012) è stato indetto un bando annuale di prova la cui base di gara era di 40 mila euro e la Cooperativa (che allora, sicura di vincere, fece un ribasso dello 0,01 %) ha potuto chiudere l’ultimo bilancio in pareggio.
  4. Mantenere i livelli occupazionali attuali con particolare riferimento ai dipendenti residenti nel nostro comune.
  5. Infine, proprio per incentivare il gestore storico, è stato predisposto un bando  “economicamente vantaggioso” contemplando dei punteggi per l’offerta tecnica (70 punti) e dei punteggi sul ribasso a base d’asta (30 punti). Tale scelta, a differenza dei precedenti bandi tutti svoltisi con il criterio del “massimo ribasso”, è stata ritenuta più idonea per tutelare l’amministrazione pubblica (che ha potuto così valutare le offerte tecniche dei concorrenti e non solo il ribasso economico) e l’operatore già presente. Infatti si può ritenere che chi ha gestito l’impianto per circa 16 anni abbia le nozioni e le conoscenze tecniche per presentare una offerta decisamente migliore rispetto ad un nuovo concorrente.
Il risultato è ormai noto.

La gara pubblica ha decretato la vittoria di soggetti esterni (gestori che svolgono la loro attività in Lombardia, nel Varesotto nella Valtellina) a scapito della Cooperativa.

Sono stato accusato dalla minoranza di aver “fatto saltare la Cooperativa”….

Beh la cronistoria che ho riportato sopra dimostra invece inequivocabilmente che l’Amministrazione si è mossa rispettando la legge e coinvolgendo tutti gli operatori in questa scelta. Forse la miopia di qualcuno ha impedito di costruire un soggetto privato unitario con gli operatori del luogo e, come sempre succede, divisi si perde. Come si dice “chi è causa del suo male pianga se stesso”.

Tutto negativo dunque? No, non credo proprio.

Sono anzi convinto del contrario perché l’entusiasmo con il quale i nuovi gestori hanno iniziato questa avventura non potrà che spronare tutti a fare meglio. In pochi giorni sono stati riassunti tutti i dipendenti della Cooperativa garantendo la continuità lavorativa (e questo, ovviamente, era l’obiettivo primario dell’Amministrazione comunale) ed è stato già creato un nuovo sito internet e una pagina Facebook per promuovere il comprensorio: ai primi 50 “mi piace” cliccati 10% di sconto sul biglietto!!

Piccoli segnali che dimostrano come la gestione del nostro “domaine skiable” sia decisamente cambiata. All'Amministrazione comunale ora il compito di vigilare attentamente sull'operato della nuova gestione e alla nuova società SnowMet gli auguri di un proficuo lavoro e di una collaborazione positiva con tutta la comunità.

domenica 2 settembre 2012

Diventare grandi, guardare al futuro.


Diventare grandi è l'unico modo per guardare al futuro. Mi riferisco alle dimensioni della gran parte dei nostri comuni che non consentono, allo stato attuale, di gestire al meglio le risorse disponibili ed offrire servizi sempre più complessi e all'altezza delle aspettative della popolazione.

Ho già illustrato in un precedente post la mia idea in merito all'associazione di funzioni che si potrebbe adottare e adattare al nostro territorio. Poiché la discussione si è avviata è forse il caso di dare uno sguardo anche intorno a noi, per capire cosa succede e come si muovono gli altri.
E girando su internet si incappa in iniziative come questa.  L'Unione di comuni Valle di Samoggia, nel bolognese, è composta da 5 comuni: Bazzano 6.800 abitanti su 14 Kmq, Crespellano 9.500 abitanti su 37 Kmq., Monteveglio 5.100 abitanti su 32 Kmq., Savigno 2.750 abitanti su 54 kmq. e Castello di Serravalle 4.900 abitanti su 39 Kmq., per un totale di quasi 30 mila abitanti sparsi su di un territorio complessivo di circa 180 Kmq.
Negli ultimi mesi del 2010 e nel corso del 2011 i comuni aderenti all'unione hanno deciso di studiare la possibilità di fondersi per dar vita ad un unico comune. Risultato: nel mese di luglio di quest'anno la Giunta regionale dell'Emilia Romagna ha dato l'ok alla fusione dei 5 comuni. Nasce così un nuovo grande comune da 30 mila abitanti, 19 milioni di euro di contributi straordinari e deroghe al patto di stabilità.
Questo accade quando alcuni enti locali decidono di aggregarsi.

Io credo che la discussione su questo tema sia matura anche qui in Valle d'Aosta: se ne parla sottovoce e se ne discute tra la gente ma non si ha il coraggio di dirlo apertamente perché la maggioranza regionale considera intoccabili i 74 comuni valdostani e si limita ad ipotizzare forme di associazione delle funzioni comunali.

Prendiamo la mia vallata: Villeneuve, Introd, Valsavarenche, Rhemes-Saint-Georges e Rhemes-Notre-Dame, 5 comuni per un totale di 2.600 abitanti, sparsi su 290 kmq. di superficie. Perché non immaginare un comune unico e non ragionare come se fosse un unico territorio? Perché non provare a riflettere su come sarà la nostra Valle tra 15-20 anni anziché continuare a coltivare il proprio orticello senza allargare i propri orizzonti?

Se le intenzioni del Governo Regionale ricalcheranno le indicazioni provenienti da Roma, i comuni sotto i mille abitanti dovranno aggregare tutti i servizi e le funzioni attualmente svolte (e che già non lo sono) ad eccezione, probabilmente, dell'anagrafe e dello stato civile.
E' troppo ardito - per alcuni forse scandaloso... -  provare ad anticipare tali riforme? La proposta di aggregazione può sembrare eccessiva, eppure, come dimostrato poc'anzi, in Italia ci si spinge anche oltre, con percorsi partecipati e condivisi.

Già mi figuro le obiezioni:
1) La fusione dei comuni comporta una perdita d'identità. Ma perché dobbiamo definirci "rhemens" o "entrolens" e non semplicemente "valdostani"? E' solo l'identità storica che ci lega ad un comune o non è forse la vita di relazione e di comunità che si crea giorno per giorno? Oggi è il comune di fondovalle il centro dove si concentrano i maggiori servizi e dove i ragazzi frequentano le scuole secondarie di primo grado. Nulla vieta, peraltro, che nelle forme di fusione si possano immagine processi di decentramento e di partecipazione dei vecchi municipi, come ipotizzato in alcuni studi di fattibilità.

2) La fusione del comune comporta la perdita di risorse economiche: veramente si pensa di poter continuare all'infinito con questi riparti? Le ultime manovre ci hanno indicato la strada che dovremo percorrere. Io credo pertanto che sia più utile impiegare le risorse che ancora abbiamo a disposizione per proporre delle modifiche o pensare in grande, piuttosto che chiuderci a riccio nella difesa di un sistema che ormai è superato.

3) La fusione dei comuni elimina i presidi in montagna: ne siamo sicuri? Probabilmente una volta gli abitanti delle nostre vallate erano veramente il presidio dei nostri territori, ma oggi chi cura i nostri torrenti, le nostre vallate? La Regione con i suoi finanziamenti e le opere di tutela e di salvaguardia del nostro territorio. Il comune, soprattutto se piccolo, ben poco potrebbe fare da solo.

Le obiezioni possono essere molteplici, ma altrettanto numerosi possono essere i vantaggi. Certo si tratta di un processo lungo e difficile, ma non per questo bisogna rinunciarvi. Se vogliamo ripensare alla nostra autonomia dobbiamo rivedere anche il nostro sistema degli enti locali. Oggi la specializzazione imposta da una burocrazia sempre più difficile ed il taglio delle risorse che si produrrà sul bilancio regionale da qui al 2017 per effetto delle recenti manovre finanziarie e dell'accordo sul federalismo fiscale ci impone di cambiare strategia. 


Forse, in attesa che qualcosa si muova ai piani alti, si potrebbe iniziare dal basso: perché non provare a discutere serenamente di unire il comune di Rhemes-Notre-Dame con il comune di Rhemes-Saint-Georges?
Sono due piccoli comuni, che condividono la medesima vallata, la medesima via di comunicazione, i medesimi problemi geomorfologici, sono confinanti con due vallate, Valsavarenche da una parte e Valgrisenche dall'altra, che sono incluse entrambe in un unico comune. Esistono, per esempio, due scuole microscopiche - una a Rhemes-Notre-Dame e l'altra a Rhemes-Saint-Georges - che rischiano ogni anno la chiusura... Ora chiediamoci: a chi giova avere scuole di montagna frequentate da tre bambini alla scuola dell'infanzia e da cinque alla scuola primaria? Sicuramente ai genitori che trovano più comodo portare i propri figli a pochi metri da casa. Ma quali opportunità si offrono così ai bambini? L'interazione con altri e l'incontro con il "diverso", come insegna tutta la pedagogia recente, sono obiettivi primari della scuola che non possono essere bypassati, soprattutto in zone a scarsa densità demografica dove le possibilità di socializzazione sono ridotte.
Nessuno sottovaluta le difficoltà di spostarsi ed i problemi logistici che ci sono in vallate così strette, soprattutto in inverno, ma forse è venuto il momento, per il bene dei nostri figli, di aprire la discussione, senza pregiudizi ideologici e al di là di ogni appartenenza politica.

Diventare grandi e guardare al futuro assumendosi le proprie responsabilità: questa è l'autonomia che vorremmo.


  

lunedì 20 agosto 2012

Le ultime news da Rhemes


Siamo ormai giunti agli sgoccioli di questa stagione estiva e ci prepariamo ad un autunno che si preannuncia molto caldo. Non solo perché dovremo far fronte ai nuovi tagli imposti dalla c.d. "spending review" ma anche perché da noi in Valle d'Aosta si svolgeranno le elezioni comunali a Courmayeur (test sempre molto importante) e, salvo sorprese, il referendum propositivo volto ad impedire tecniche di smaltimento dei rifiuti "a caldo", quindi anche il c.d. "pirogassificatore" ipotizzato dalla regione.

Nel frattempo il Comune di Rhemes-Notre-Dame, dopo aver organizzato (anche grazie al prezioso contributo di associazioni locali e operatori turistici della zona a cui va un ringraziamento importante) un fitto calendario di eventi estivi, all'ultimo minuto è riuscito ad organizzare un nuovo evento per il prossimo 28 agosto, contattando il consigliere regionale della Lombardia e componente della Direzione nazionale del PD, Giuseppe "Pippo" Civati che ci presenterà il suo ultimo libro.

Infine, ma non meno importante, è in distribuzione in questi giorni l'ultimo numero (il terzo, per la precisione) dell'opuscoletto sulla "trasparenza amministrativa" del nostro Comune. Come potrete notare è stata rinnovata la veste grafica e si è deciso, anche per rispettare l'ambiente, di farlo stampare su carta riciclabile.

Buona lettura!

lunedì 9 luglio 2012

I tagli della Spending Review

Il Decreto Legge n. 95 del 6 luglio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 156 del 6 luglio 2012, all'articolo 16, comma 3, così stabilisce (sottolineatura e grassetto miei):
Con le procedure previste dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano assicurano un concorso alla finanza pubblica per l'importo complessivo di 600 milioni di euro per l'anno 2012, 1.200 milioni di euro per l'anno 2013 e 1.500 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al predetto articolo 27, l'importo del concorso complessivo di cui al primo periodo del presente comma è annualmente accantonato, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, sulla base di apposito accordo sancito tra le medesime autonomie speciali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e recepito con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze entro il 30 settembre 2012. In caso di mancato accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, l'accantonamento è effettuato, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze da emanare entro il 15 ottobre 2012, in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal SIOPE. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al citato articolo 27, gli obiettivi del patto di stabilità interno delle predette autonomie speciali sono rideterminati tenendo conto degli importi derivanti dalle predette procedure.
Capire l'entità dei tagli non è così semplice perché con il DL 78/2010, a fronte di un taglio di 500 milioni per le Regioni a statuto speciale la Valle d'Aosta ha dovuto tagliare 24 milioni, mentre con il Decreto "Salva Italia" del dicembre 2011 sono stati previsti tagli complessivi alle autonomie speciali per 860 milioni e la nostra regione ne ha tagliati 50.
Possiamo quindi ipotizzare che, in base ad una semplice proporzione, la Vallée potrebbe subire dalla c.d. "spending review" (ferme eventuali modifiche parlamentari) tagli compresi tra 29 e 35 milioni di euro per il solo 2012.
Ma sarà proprio così?
L'articolo sopra citato prosegue prevedendo che il taglio avvenga previo accordo tra le regioni a statuto speciale in sede di Conferenza permanente entro fine settembre. In caso contrario vi provvede un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze entro il 15 ottobre successivo in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal SIOPE.
Che significa?
Lo spiega molto bene Gianni Trovati su Il Sole 24 Ore di oggi in questo articolo.
Il grafico mostra molto bene come la spesa media, per consumi intermedi (cioè ciò che spendono le pubbliche amministrazioni per il proprio funzionamento) per le regioni a statuto speciale è di 198,9 euro per ogni abitante. Tre regioni ed una provincia autonoma sono sotto la media, due regioni tra cui la nostra sono sopra la media.
In particolare la Valle d'Aosta è abbondantemente sopra la media tanto che per consumi intermedi spende circa 1.302,2 euro per ogni abitante.
Se dunque i tagli verranno ripartiti in proporzione alle spese sostenute per i consumi intermedi la nostra regione potrebbe essere destinata a subire tagli più pesanti.

mercoledì 4 luglio 2012

Un nuovo modello di sviluppo


Se i tagli della spending review per le Regioni a Statuto Speciale sono questi per la Valle d'Aosta si prospettano minori risorse per circa 29 milioni di euro già sul 2012, circa 58 milioni di euro per il 2013 fino a salire a circa 87 milioni nel 2014. E poi i tagli alla sanità, le indicazioni sulla centralizzazione degli acquisti, il blocco delle assunzioni anche per gli enti locali fino ad arrivare agli obblighi di associazione per i comuni più piccoli (sotto i  3.000 abitanti nelle zone di montagna che da noi interessano quasi tutti i comuni).
Aggiungiamoci il taglio dei Giudici di Pace e dei Tribunali minori che comporterà una modifica sostanziale anche per quanto riguarda la giustizia, sia civile che penale, cui fino ad oggi eravamo abituati. Nel distretto della Corte di Appello di Torino, oltre al Tribunale di Aosta, ci sono altri 16 Tribunali sparsi nel piemonte, di cui 2 in particolare più vicini a noi: Ivrea e Biella. Non ho idea di come verranno riordinati ma qualche scompenso lo subiremo anche noi.
Ed ora la politica locale tornerà a lamentarsi dello Stato cattivo che nega l'autonomia alla nostra piccola regione e ci prevarica su diritti riconosciuti persino dallo Statuto speciale che è norma costituzionale, salvo scoprire che tutti i ricorsi alla Corte Costituzionale che la regione ha fatto dal 2010 ad oggi sono stati regolarmente bocciati. Risultato: le norme si applicano anche da noi, non perché i ministri sono brutti e cattivi ma semplicemente perché le norme vengono introdotte come coordinamento della finanza pubblica e, in quanto tali prevalgono anche per le regioni speciali.
Credo che ormai sia ampiamente finito il tempo dei piagnistei e occorra cambiare la mentalità e l'approccio politico a questa crisi.
L’attuale modello di sviluppo della nostra regione, basato esclusivamente sulla spesa pubblica – bisogna pur riconoscerlo – ha avuto un ruolo fondamentale per la crescita della Valle d’Aosta negli ultimi 30 anni. A partire dal riparto fiscale ottenuto alla fine degli anni '70 questo modello ha creato benessere e piena occupazione ma anche delle enormi storture che sono sotto gli occhi di tutti.

Questa crisi economica ci ha fatto capire molto bene come una società non possa crescere sui debiti, non possa vivere al di sopra delle proprie possibilità (se non per un breve periodo di tempo). Ed allora il sistema Valle d’Aosta va riformato, va reso sano, va creata economia e crescita. 
Diventa quindi indispensabile creare un nuovo modello di sviluppo valdostano che non si limiti - come si cerca maldestramente di fare oggi - a rattoppare un pantalone ormai vecchio e consumato, ma che abbia il coraggio di costruirsi un vestito nuovo – su misura – per un’autentica rinascita valdostana.

E' del tutto evidente che occorre studiare un nuovo modello di crescita ed equità per la nostra regione muovendosi lungo due binari: favorire l’ingresso dei privati in alcune società pubbliche al fine di recuperare fondi necessari per investire in un modello distrettuale.
Privatizzare oppure esternalizzare non può più essere considerato un tabù.
Mi riferisco in particolare alla CVA, al Casinò e ad alcune grandi stazioni sciistiche.
Quanto alla prima credo che una sua quotazione in borsa mantenendo una quota significativa in capo alla Regione (30 - 35%) consentirebbe alla società di crescere non solo in Italia ma anche all’estero (già oggi è una delle 10 società di produzione elettrica italiana) e l’ente pubblico manterrebbe un controllo strategico su scelte vitali (mantenimento della sede in valle, tutela dell’occupazione, ecc..).
Quanto alla seconda ritengo inutile spendere milioni di euro per ristrutturare il Casinò e dotarlo di strutture alberghiere di lusso facendo concorrenza all’unico settore privato (quello alberghiero appunto). Più logico sarebbe coinvolgere i capitali privati mediante una finanza di progetto con la quale chi vince la gara ristruttura il complesso (Casinò e alberghi) e lo gestisce per 20-30 per rientrare dell’investimento. Di vitale importanza anche il controllo sulla casa da gioco: perché non siglare un accordo con la Banca d'Italia e la sua filiale valdostana attribuendo ad essa il controllo? In fondo la casa da gioco raccoglie denaro esattamente come una banca... 
Infine, quanto ad alcuni impianti di risalita si dovrebbe continuare nella politica di aggregazione per macro aree e, ferma la proprietà pubblica delle infrastrutture, procedere ad una gestione privata dei comprensori che verrebbero così sgravati dai pesanti costi di manutenzione straordinari degli impianti. 
Tale politica di privatizzazione, studiata e governata (non improvvisata e confusa come quella messa in atto dalla Regione con i forestali) deve essere finalizzata al recupero di denaro da investire in una economia distrettuale. Il problema che dobbiamo porci è quale modello distrettuale – inteso come forma di organizzazione della produzione della piccola e media impresa, in cui il territorio svolge la funzione di infrastruttura di integrazione economica, istituzionale e cognitiva – si possa immaginare per il futuro della Valle d’Aosta? Io credo che ad un ovvio distretto turistico debba essere affiancato un distretto legato alla “green economy”, alle energie rinnovabili, alle soluzioni per l’efficienza energetica e a tutte quelle soluzioni di alta specializzazione in questo settore e/o comunque legati alla montagna.

Per raggiungere questo obiettivo strategico, però, è necessaria un’istruzione di eccellenza legata al territorio.
Negli ultimi vent’anni le due riforme più importanti dell’Università (l’introduzione dell’autonomia universitaria ed il modello 3+2) hanno prodotto una notevole espansione dell’offerta universitaria, alla quale ha contribuito in maniera determinante una domanda crescente di istruzione universitaria proveniente dai diplomati della scuola secondaria, così come la pressione degli enti locali, che consideravano motivo di prestigio avere l’università sotto casa. Ma l’aumento dell’offerta universitaria e il conseguente aumento di iscritti all’università non si è tradotto in un complessivo aumento di laureati, segno evidente che ancora oggi esistono troppi abbandoni e il modello 3+2 ha finito con il creare un livello di laurea, quello triennale, poco spendibile perché non ritenuta particolarmente formativa dalle imprese.
Sostanzialmente ciò che è avvenuto anche in Valle d’Aosta.
Mi domando: ha senso in un contesto di recessione, con tagli ingenti al bilancio pubblico investire oltre 100 milioni di euro per costruire un campus universitario senza sapere come riempirlo di contenuti e per circa 1.200 studenti, tanti quanti un qualsiasi liceo di una grande città?
Che senso ha mettere in piedi un'università che non potrà mai avere dimensioni tali da poter svolgere una vera ricerca?
Nell'ottica della creazione di un modello di sviluppo distrettuale non è forse più utile, per la Valle d’Aosta, investire in scuole di specializzazione che possano favorire l’apprendistato mediante uno stretto legame con le imprese sul territorio?
In chiaro: l'università oppure chiamiamola "scuola di specializzazione" insieme ad un numero di imprese localizzate sul territorio dovrebbe istituire un corso di laurea triennale di specializzazione tecnica. Lo studente lavoratore acquisirà metà dei crediti del corso in azienda e metà dei crediti in università. Sia le imprese che l’università metteranno a disposizione un tutor che seguirà il ragazzo in università e in azienda. Lo studente sarà formalmente impiegato presso l’impresa con un contratto di apprendistato della durata di tre anni, ma l’azienda non avrà alcun obbligo di assumere il giovane con un contratto unico di inserimento alla fine del triennio.
Per rimanere in tema, questo tipo di percorso didattico può facilmente essere intrapreso per le professioni turistiche, ma anche per le professioni legate alla montagna e alla tutela ambientale, oltre che per le professioni sanitarie. 
Ma ciò non basta!
E' necessario creare sinergia con i territori vicini del canavese e del biellese. Un territorio importante che ha bisogno di reinventarsi una politica industriale che non può che avvenire insieme, mediante un unico distretto integrato con la nostra bassa valle.
E' finito il tempo dell'autarchia: non possiamo più permetterci di costruire il nostro piccolo aeroporto, la nostra piccola università, la nostra piccola metropolitana... Forti delle competenze che abbiamo e delle risorse che ancora ci restano dobbiamo riconvertire la nostra economia in una economia di mercato.
Questo obiettivo, però, presuppone una nuova classe politica: fino ad oggi abbiamo visto solo idee vecchie e ormai superate.